Altro paradosso

L’Italia attende una svolta meritocratica da coloro che per meritocrazia non sarebbero dove sono…tutto è possibile, ma so per certo che il buon Rocco Siffredi, per rifarsi al noto proverbio e riadattandolo, sputerebbe sul sesso unicamente per ottenere una migliore lubrificazione.

Business is business…

pharma_lobbies

Onna caput Mundi…

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Berlusconi il funambolo

Come tutti saprete, il caro Silvio quest’anno ha deciso di partecipare ai festeggiamenti per la Liberazione. Per quattordici anni, da quando ci ha onorati con la sua discesa in campo, il cavaliere del 25 Aprile se n’è allegramente sbattuto e disinteressato…ma questa volta no…ha voluto esserci e dire la sua. Non so quanti di voi si siano presi la briga di leggere la versione integrale del suo discorso, che potete comodamente trovare qui…a chi ancora non avesse provveduto, consiglio caldamente di prenderne visione poichè personalmente l’ho trovato di grande interesse, oltre che istruttivo.

Sorvolando sulla banalità e sulla scarsezza qualitativa del testo, che vista la moltitudine di stipendiati dediti alla cura della sua immagine e del suo favellare, ci si poteva sinceramente attendere qualcosa di meglio, mi concentrerei su un paio di cose che mi hanno particolarmente colpito:

1) la parola libertà viene utilizzata 25 volte…un abuso straziante…una ridondanza quasi farsesca, che probabilmente aveva il solo scopo di convincere gli astanti della sua profonda affezione al suddetto termine;

2) durante il vasto sproloquio egli è riuscito a non nominare nemmeno una volta il Fascismo. Non parlare di Fascismo in occasione della Festa della Liberazione appare incredibile e strabiliante…immaginatevi, per fare un esempio, un ipotetico oratore che, presenziando alla Sagra della Salsiccia di Carassai, evitasse di citare il generoso suino. Come si può pensare di prendere seriamente un siffatto ragionamento ed il figuro che lo ha proferito? Che messaggio vogliamo trasmettere ai posteri? Cosa desideriamo o speriamo rimanga della nostra storia…della nostra memoria, se il Primo Ministro di questo paese si rifiuta di fare i conti col passato? Cosa può nascere da tanta parzialità, da codesti trasformismi e subdole omissioni, da una così accurata ricostruzione disinformante? Sinceramente, visto il pessimo spettacolo, avrei preferito che pure quest’anno Silvio si fosse fatto gli affari suoi, lasciando la ricorrenza a quanti, consapevolmente e seriamente, commemorano e celebrano in questo giorno valori fondamentali, che sono pilastri di questa nostra Democrazia, assieme a coloro che per essi hanno combattuto, spesso sacrificando la vita.

Silvio, il 25 Aprile non è la festa dell’allegria o del buonumore, che possono anche sorgere da moti spontanei dell’animo…nemmeno della libertà, che è un concetto più o meno astratto, un ideale…il 25 Aprile è la Festa della Liberazione, solida e concreta di qualcuno da qualcosa…del popolo italiano dal giogo nazi-fascista…la fine di un incubo e l’inizio di una nuova era!!

Buon 25 Aprile a tutti

Un consiglio che viene dal cuore: godetevi questo 25 Aprile e festeggiatelo come si deve…onorate la memoria di quanti hanno dato la vita ed hanno combattuto per democrazia e libertà…respiratela a fondo questa giornata fondamentale ed inestimabile…fino che potete…prima che venga mediasettizzata dal Silvio!!

Già perchè quest’anno ha deciso di scendere in campo…di esserci e presenziare…a modo suo, ovviamente…ovvero nella maniera più populista e mediatica possibile, ma ci sarà anche lui perchè “di questa festa non se ne appropri soltanto una parte”.

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Facciamo nostra questa intenzione…teniamocela stretta questa ricorrenza, non molliamo la presa e facciamo valere i diritti di quanti ci hanno sempre creduto…impediamo a questi personaggi di farla propria e stravolgerla, straziarla, trasformandola in qualcosa di assurdo, umiliante e vergognoso.

Non voglio trovarmi a breve a rimpiangere i tempi in cui semplicemente il Berlusca del 25 Aprile se ne sbatteva bellamente i coglioni!!

Grandioso 25 Aprile a tutte e tutti!!

(Terre)Moto di spirito

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Paradossi

Berlusconi che parla di futuro all’Italia mi fa pensare ad una iena che disquisisce di dieta vegetariana e veganesimo con un appetitoso gregge di pecore succulente.

Il solito bivio…

Sento parlare del terremoto in Abruzzo, continuamente…da tutte le parti c’è chi si riempie la bocca del disastro, più o meno competentemente…più o meno a proposito…qualcuno addirittura tenta, in modi e forme le più disparate, di avvantaggiarsene, mercificando senza vergogna nè pudore la tragedia. Ogni volta lo stesso spettacolo rivoltante.

La realtà è però assai semplice: un sisma moderato ha devastato un’intera provincia, causando centinaia di morti e danni assai ingenti. Questo è, nè più nè meno, quanto. Ovviamente non posso che essere sconvolto dal dolore di quanti sono stati colpiti, ai quali va tutta la mia solidarietà…ma non sono riuscito, in tutti questi giorni, a sconvolgermi per la straordinarietà dell’episodio…a chiunque, sano di mente, non dovrebbe risultare complicato capire il motivo di questa mia “mancanza”…la ragione nasce dalla consapevolezza che più di metà del paese si trova nelle medesime condizioni de L’Aquila: un miserevole e fatiscente amalgama, consolidatasi nei decenni, di abusivismo, speculazioni, condoni, frodi, connivenze, interessi mafiosi, negligenze, corruzione, malgoverno e cattiva amministrazione.

Attenzione: sento già l’irritazione dei “contrapposizionisti”, sempre pronti a ribattere quando si sentono attaccati, quindi ritengo necessario chiarire che qui non si tratta nè di destra nè di sinistra. Provo vergogna pensando che in qualsiasi momento, in un luogo a scelta della mia bellissima Italia, che si fregia di sedere al tavolo delle più evolute democrazie e si vanta d’essere un paese moderno e progredito, il tetto della casa potrebbe cadere sulla testa di decine, centinaia, migliaia di miei concittadini.

Il solito bivio a cui accenno nel titolo è il seguente: la devastazione ed il dramma dell’Abruzzo ci pone (e qui intendo noi italiani tutti…nessuno escluso), ancora una volta, innanzi alla scelta fra la perseveranza in un passato ed una tradizione che ci porteranno al baratro e, dall’altra parte, un futuro fatto di buon senso, giustizia, legalità e sicurezza per noi e per le generazioni che verranno…di consapevolezza che tutto sia fatto nel migliore dei modi e che se così non dovesse essere, i colpevoli verrebbero individuati e puniti…un paese responsabile, che ripugna insabbiamenti, connivenze e squallidi giochetti…che prima di slanciarsi verso fantasmagoriche imprese, spesso di dubbia utilità, decide di partire con i piedi ben saldi su di un terreno solido e certo.

C’è poco da ridere

Questa mattina per radio ho avuto l’onore di ascoltare Stefania Carini, eminente critica cinematografica del prestigioso quotidiano “Europa”, sintetizzare egregiamente quello che è il pensiero medio dominante in fatto di satira nel gran paese dei cortigiani, dei servi e dei giullari in cui ci troviamo a vivere…in sostanza la satira sarebbe quella cosa che deve far ridere, sennò che roba è? Concetto ripetutamente espresso con ricco ciarlio su comicità, tempi comici e paradosso.

L’esimia esperta in catodicità non ha colpa alcuna se il proprio bagaglio culturale, gli schemi e gli strumenti mediante i quali s’è lanciata a dissertare su di un tema così scomodo, spinoso e complicato, sono più consoni a trasmissioni come il “Bagaglino”. Sarebbe come chiedere ad un fruttivendolo di misurare lo scorrere del tempo con una bilancia.

La satira non si pone come fine il far ridere e ghignare, di sollazzare il prossimo…non ha nulla a che fare con la comicità…col dileggio da buffone di corte…essa vuole spingere, spesso amaramente ed a calci, verso la formazione di un pensiero, produrre una riflessione. ..mostrare la realtà ad occhi distratti ed indaffarati nelle sue sfaccettature meno evidenti, nei suoi aspetti più nascosti, non consoni, non convenzionali, diversi…ed essa non è nè bella nè brutta…assolutamente insindacabile…semplicemente può arrivare dove s’è prefissata di arrivare, raggiungendo il proprio scopo, oppure no. Non è volgare od offensiva…altrimenti, qualora dovesse insultare, cesserebbe di essere se stessa per divenire altro.

E poi diciamocelo, ironia e sarcasmo sono l’aria fresca che ci consente di ossigenare il cervello…di superare momenti difficili…e trovare la forza ed il coraggio per ridere di tutto, non significa essere spregevoli mostri…significa, almeno nel mio caso, avere una diversa sensibilità verso quanto ci circonda e ci pervade.