“Dolce gusto”…come devastarci comodamente

Dopo essermi sorbito per diverse settimane, come credo tutti voi, la pubblicità di “Dolce Gusto” della Nestlè, mitragliato da slogan inneggianti alla praticità, alla comodità ed alla qualità totale del prodotto al ritmo di un entusiasmante James Brown, finalmente mi trovo a tu per tu con il rivoluzionario “must have” della Nestlè.
Bellissimo!!
Design stupefacente per una macchina del caffè dal prezzo contenuto.
Poche settimane fa mi trovavo infatti ospite di amici che avevano orgogliosamente acquistato l’oggetto. La gioia nei loro occhi era quasi imbarazzante. Preparare il caffè era divenuto il passatempo di casa preferito. Il leit motive era la facilità con cui, in un attimo, il caffè era pronto. Bastava prendere una capsula contenente la miscela, inserirla nella macchina et voilà, in quattro e quattro otto il caffè era servito.
Rapidamente però mi sono scontrato con la cruda realtà. Giorno dopo giorno, preparandoci il caffè a colazione e pranzo, magari qualche volta pure durante il pomeriggio, ho notato che le capsule si andavano accumulando. Nel giro di 5/6 giorni già un sacco dell’immondizia era colmo.
Ho così pensato di chiamare la Nestlè, colmo di timore che si trattasse dell’ennesimo “usa e getta”, per porre loro un semplice quesito: che fine fanno le capsule? Mi risponde, dopo diversi tentativi, una gentilissima operatrice che, ascoltata la domanda, comincia a frugare fra la documentazione in suo possesso in cerca di una risposta.
Nell’ordine mi viene comunicato quanto segue:

1) innanzitutto l’involucro delle capsule è in plastica, poichè è stato ritenuto il materiale migliore per conservare il prodotto…

…un attimo che sto controllando…

2) mi risulta che le capsule debbano essere gettate nell’immondizia generica e che forse in Germania e Inghilterra esiste un sistema per il recupero di questo tipo di rifiuti, ma che deve verificare come essi vengano trattati in Italia…

…un attimo che sto controllando…

3) mi dicono che l’involucro sia in polipropilene (PP) e che non possa essere buttato nel contenitore della plastica poichè potrebbe interagire con il PET (Polietilene Tereftalato) compromettendone il processo di recupero…

…un attimo che sto controllando…

4) mi dicono che effettivamente le capsule debbono essere gettate nella spazzatura generica, ma se mi lascia i suoi dati, faccio le necessarie verifiche e appena ottengo informazioni più dettagliate la contatto…

Ascoltato ciò, ribadisco la mia preoccupazione, ringrazio per la cortesia e mi dico ansioso per le ulteriori notizie che sicuramente mi sapranno fornire.
Per ora, quindi, sono, da qualche giorno, in attesa di news confortanti da parte della Nestlè.
Rimane vivo il mio timore che si tratti di un prodotto tutt’altro che innovativo e convinto sempre più che certe comodità le si paghi molto salate attraverso una sempre meno reversibile devastazione dell’ambiente.
Evidenzio poi che, passeggiando per un qualsiasi negozio di elettrodomestici, chiunque può constatare come la Nestlè non sia l’unica ad aver spinto l’uso delle capsule.
Cordiali saluti a tutti.

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Povero povero Papa

Stamattina, andando al lavoro, ascoltavo, come tutte le mattine, la trasmissione “Viva voce” su radio 24. L’argomento del giorno ovviamente era, visto che in Italia non c’è altro di cui preoccuparsi, la rinuncia del Papa ad intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma.
Ospiti della puntata c’erano il prof. Parisi, uno dei 67 fisici incriminati, una professoressa, sempre della Sapienza, ovviamente catto-praticante, il rettore sinistrorso di Roma 3 e, udite udite, il rettore della Sapienza in persona.
Per farla breve, i 67 inviarono 2 mesi fa una lettera interna al solo rettore nela quale esprimevano civilmente il loro parere sull’intenzione del rettore di invitare il papa. In questa lettera sostenevano l’inopportunità di tale invito appoggiando le tesi sostenute da un loro collega, tal prof. Cini, il quale, mediante lettera aperta e serenamente pubblicata sui giornali, descrive puntualmente e ineccepibilmente la politica dell’attuale papato nei confronti della scienza. In sostanza nessuno di loro ha mai richiesto di chiudere la bocca al Papa, semplicemente sottolineando che la cosa non era sensata.
Il rettore, preso atto della democratica manifestazione di dissenso dei suddetti professori, conferma l’invito ed essi si rimettono al volere della maggioranza accademica.
La storia finisce qui.
Lo stesso rettore conferma le parole del prof. Parisi, dicendo che appunto la lettera era personale, che fu inviata 2 mesi fa e che dopo i dovuti chiarimenti con i rappresentanti di questo gruppetto di contestatori la cosa si è chiusa.
Magicamente, pochi giorni fa, la lettera viene resa pubblica, all’insaputa del rettore e dei professori firmatari, data in pasto ai giornali e nasce il caso, mentre la lettera aperta del prof. Cini, alla quale comunque essi si rifacevano, viene sapientemente dimenticata.
I professori vengono dipinti come dei fascisti fondamentalisti e anticlericali ed il Papa, poveretto, ne esce come vittima.
In parlamento non si parla d’altro, tutto il resto può attendere, il presidente della repubblica è mortificato, il presidente del consiglio è scandalizzato, l’opposizione si scaglia contro il governo, il governo si difende, i vari paladini della fede si inorridiscono e scagliano anatemi. Ferrara, quel laido bidone pieno di merda, in prima linea contro questa dimostrazione di oscurantismo medioevale.
Insomma, dal nulla qualcuno abilmente ha creato un caso che non aveva assolutamente ragione di essere.
Qualcuno che ovviamente ha calcolato i vantaggi che ne sarebbero venuti.
Ho la nausea!!