Un cognome, un destino, una garanzia…per tutti?

In data 29 Aprile 2008, alla prima votazione, è stato eletto Presidente del Senato della nostra cara e amata Repubblica il senatore siciliano Renato Schifani. Vorrei omaggiare il neo-presidente con un umile articolo, che possa mettere in luce le ben note qualità di uomo, avvocato e politico. Prendo spunto, per inquadrare il discorso che seguirà, da una celebre frase di uno statista illustrissimo, uomo di vasta esperienza, che in fatto di saperla lunga…beh, non è secondo a nessuno…ebbene, disse l’onorevole Giulio Andreotti: “A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina“. Partendo quindi da questa preziosa massima, perla di saggezza di inestimabile valore, inizierei dalle origini…ovvero, ricordando che il buon Renato, già iscritto alla DC siciliana, un bel giorno prese il coraggio a due mani ed entrò in politica fra le file di Forza Italia, atto ispirato dall’innamoramento viscerale che prese costui nei confronti di tal Silvio Berlusconi, definito a più riprese “grande stratega e grande leader”. Egli venne eletto al Senato della Repubblica nel 1996…il collegio elettorale era quello palermitano di Altofonte-Corleone. Bene…già qui, volendo dare credito all’aforisma andreottiano, ci sarebbe qualcosa da dire…quei luoghi di Sicilia sono infatti famosi in tutto il mondo per l’ottima cucina, per le ricchezze architettoniche e naturalistiche, ma anche per un fenomeno chiamato “Mafia“, organizzazione criminale alla quale i paesi di Altofonte e Corleone diedero personaggi di grande spicco e rilievo internazionale. Va ricordato che in quella tornata elettorale, il suddetto collegio fornì grande supporto al partito di Berlusconi, in linea con l’orientamento dell’intera regione Sicilia, la quale diede il 100% degli eletti a Forza Italia. Ora, se la mafia esiste e quanto è emerso da decenni di indagini di magistratura e forze dell’ordine non è frutto di prolifera fantasia, dobbiamo quanto meno porci il dubbio che, così come negli ambienti cattolici si usa dire che “non si muove foglia che Dio non voglia”, allo stesso modo in codeste zone difficilmente si sarebbe potuto avere tale suffragio senza che le potenti cosche non avessero quantomeno dato il loro benestare.

Si narra poi che nei trascorsi del neo-presidente vi siano episodi fumosi che potrebbero spingere i più maliziosi di noi a mal pensare…come ad esempio l’essere stato socio in affari, insieme ad Enrico La Loggia (altro eminente rappresentante dello Stato), di Benny D’Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Chi sono costoro?

1) Benny D’Agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Durante il processo Andreotti, egli stesso ammise che in quegli anni fu assiduo frequentatore degli ambienti mafiosi che contavano;

2) Giuseppe Lombardo è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi;

3) Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. Commovente l’episodio, che vede protagonisti il Mandalà e il Senatore La Loggia, in cui durante una telefonata, intercettata dai carabinieri, il primo minacciava l’onorevole di portarlo alla rovina, riducendo questi alle lacrime.

Vi sono quindi altre sventurate collaborazioni, come quella con Antonino Garofalo, arrestato nel 1997 e successivamente rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell’ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L’ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un’organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240%.

Diffuse sono inoltre le vicende che ne offuscano l’immagine e frequenti le maldicenze, ad opera principalmente di mafiosi pentiti e collaboratori di giustizia vari, ma sappiamo, come degnamente ha avuto modo di affermare il Senatore Marcello Dell’Utri (suo esimio collega), che fra essi non ve n’è uno sano…e con ciò s’intende quello che si deve intendere. Insomma, il nome di Schifani viene portato all’attenzione della magistratura in più di una occasione, ma ci guardiamo bene dal ritenere che questo debba ottenebrare le nostre menti insinuando dubbi o, peggio ancora, sospetti sulla rettitudine morale di colui che oggi, nella gerarchia delle figure istituzionali di maggiore importanza, viene immediatamente dopo il Presidente della Repubblica.

Vi sarebbe altro da raccontare sul Renato, come ad esempio l’essere stato promotore di una legge che lo ha reso famoso…il notorio “Lodo Maccanico-Schifani“, poi bocciato dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità (qui i dettagli), attraverso il quale volle tutelare il proprio leader sospendendo i processi in corso nei confronti delle cinque alte cariche dello Stato…malignamente Travaglio, nel suo libro “Se li conosci li eviti” (opera pregevole per la dovizia di particolari e per i nobili intenti, ma dal titolo completamente “scazzato”…visto che anche conoscendoli, con la legge elettorale che ci ritroviamo, non avremmo in ogni modo potuto evitarli!!), sostiene che stranamente, a parte Berlusconi che al tempo ricopriva il ruolo di “Presidente del Consiglio”, nessun’altra delle cinque cariche si trovava invischiata in procedimenti giudiziari.

Io sinceramente ad avere come Presidente del Senato della Repubblica un individuo come Renato Schifani non mi sento propriamente tranquillo…gli episodi che macchiano il suo passato mi turbano profondamente…leggo ciò come un episodio nefasto, che mortifica, se mai ce ne fosse stato bisogno, ulteriormente la nostra nazione…e mi chiedo come ciò sgomenti solamente pochi di noi.

In conclusione, è interessante osservare come i quotidiani nazionali ritraggano il soggetto ed omettano ad arte qualsiasi accenno agli eventi sopra riportati. Si potrebbe quasi dire che Grillo non spara solo pantagrueliche “stronzate”, come i più vorrebbero far credere.

“Romolo e Remolo” romanamente salutano l’Alemanno vincitore

Sono convinto che in Italia stia tirando un forte vento di destra…lo pensa la maggior parte degli opinionisti e addetti ai lavori, non è quindi il mio un pensiero originale. La schiacciante vittoria a Roma di Alemanno, a mio avviso, è però da interpretarsi diversamente…di sicuro le amministrative romane, come era immaginabile, sono state pesantemente condizionate dall’esito netto delle politiche nazionali…e si sa, Roma ha un significato simbolico non indifferente…ma oltre a questo, temo molte delle responsabilità siano da imputare all’arroganza ed alla miopia del novello Partito Democratico…miopia, poiché non ha scorto all’orizzonte i numerosi segnali che la cittadinanza romana ha inviato…segnali difficilmente fraintendibili, manifestanti un imperioso desiderio di rottura e cambiamento…quindi la candidatura, o meglio sarebbe dire la riproposizione di Rutelli ha disatteso totalmente le aspettative dell’elettorato. Egli, infatti, rappresentava tristemente la continuità con il passato…una sorta di minestra riscaldata, che il popolo romano evidentemente non aveva più intenzione di sorbirsi. In secondo luogo, fatto ben più grave del precedente, a molti è apparso lampante il giochetto politico consumato con la ricandidatura di Rutelli…in sostanza si è trattato di un premio, di un risarcimento, per la sua scomparsa dalla scena politica durante tutta la fase di consolidamento della leadership di Veltroni, per l’aver evitato interferenze nella formazione delle liste elettorali da presentare nelle, allora, imminenti elezioni politiche e, infine, per essersene stato buono buono nello svolgersi dell’intera campagna elettorale…in pratica, per semplificare il concetto, si può sintetizzare il tutto con: “Francesco, se non rompi i coglioni ti ridiamo la tua bella Roma…torni a fare il sindaco, che ti piaceva tanto…e siamo tutti felici e contenti!!”…qui sta l’arroganza, perché null’altro che di arroganza si può parlare nell’aver pensato che ormai Roma era affare esclusivamente loro…che i romani avrebbero votato chiunque avessero presentato…evidente era l’atteggiamento di chi considerava scontata la conquista del Campidoglio…che persino una scimmietta ammaestrata targata PD avrebbe raccolto i consensi degli elettori!!

Cosa ci ritroviamo ora innanzi? Il primo sindaco fascista della capitale dopo oltre sessant’anni…perché mi si può dire che Alemanno non è fascista e che Alleanza Nazionale è stata sdoganata…che sono stati tagliati i ponti col passato…mi si può raccontare di tutto e di più nel tentativo di convincermi che le cose non stanno così…ma sarà difficile farmi credere che in Gianni l’impulso al romano saluto, che fino a ieri fieramente sfoggiava con i camerati tutti nelle festose manifestazioni di audacia, sia oggi sopito. Accanto a questo, le rovine di un partito nato stanco…che molto ha da fare per sperare di risollevarsi e divenire la vera novità, una concreta speranza per il futuro.

Assisi: San Francesco non è gradito

Ieri, sfogliando la Repubblica, ho trovato un simpatico articolo nel quale si dava notizia dell’entrata in vigore ad Assisi di un’ordinanza, firmata dal sindaco forzista Claudio Ricci, nella quale si vieta esplicitamente di fare elemosina “a meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici”…questo nell’ambito di un progetto di incremento della legalità, fortemente voluto e “sollecitato da turisti, cittadini e comunità religiose”…qualche giorno prima, frugando nella rete in cerca di ispirazione, incappai in un interessante comunicato stampa proprio del Comune di Assisi, nel quale si sottolineava l’impegno delle forze dell’ordine, coadiuvate dal “gruppo volontari per la sicurezza (istituito dal Comune)”, contro “nomadismo e accattonaggio” e si annunciava l’imminente attivazione dell’ordinanza citata nel suddetto articolo.

Nonostante io sia profondamente ateo, ho sempre provato grande ammirazione per la figura di San Francesco…egli, infatti, fu portatore di un messaggio rivoluzionario ricco di una forza devastante, che predicò, dal momento della conversione fino alla morte, attraverso la parola, ma soprattutto nell’esemplarità della sua vita. Il contenuto del messaggio era principalmente rivolto alla Chiesa Cattolica (si ricorda infatti l’episodio in cui Francesco, come egli stesso raccontò, udì per tre volte un crocefisso dirgli: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”), che però rapidamente ne attutì la spinta innovatrice vanificando l’operato del Santo, ma più in generale all’intero genere umano, come segno di speranza, pace e fratellanza universale fra i popoli.

Tornando all’episodio dell’ordinanza comunale, letto il comunicato stampa, mi venne spontaneo scrivere al Sindaco per condividere con lui il mio turbamento, dovuto all’evidente contrasto fra l’oggetto della disposizione e la storia del Santo, i cui gesti e atti hanno reso celebre la città che egli ha l’onore di amministrare. Mi sono permesso di ricordargli che Francesco, fra le tante cose mirabili che ebbe modo di compiere durante la sua vita illuminata, fondò l’ordine dei mendicanti, che porta il suo nome…i frati appartenenti all’ordine avevano come regola appunto quella di mendicare, sia per predicare alle genti sia per raccogliere quanto necessario al proprio sostentamento. A conclusione della mia missiva, ho azzardato una supposizione…mi sono chiesto che sorte toccherebbe a San Francesco se oggi, miracolosamente, si presentasse nella sua città natale per rivisitare i luoghi cari…tralasciando ciò che potrebbe pensare dell’operato di chi lo ha succeduto, sicuramente si soffermerebbe a contemplare, contrariato, la sfarzosa cattedrale dedicatagli e, seduto sui gradini della chiesa, ne ammirerebbe l’imponenza, meditando su dove poteva risiedere l’origine di tali fraintendimenti…immagino che verrebbe immediatamente segnalato come accattone da uno zelante volontario della sicurezza…le forze dell’ordine, in ottemperanza al provvedimento per la tutela dei cittadini e dei turisti (vera linfa vitale di Assisi), tempestivamente interverrebbero per rimuovere Francesco, indesiderato mendicante turbatore dell’ordine pubblico, allontanandolo con sdegno dal luogo sacro che con la sua presenza profanava.

Detto questo, stamattina ho ricevuto la risposta del Sindaco (o di chi ne fa le veci), che riporto integralmente di seguito:

“Gentile sig. Spadoni,
le osservazioni da Lei fatte in merito agli ordini mendicanti sono
sicuramente giuste ma, come saprà, dal XIII secolo ad oggi i tempi sono
molto cambiati e i mendicanti cui Lei fa riferimento sono scomparsi.
Pure i Frati Francescani infatti non vivono più di elemosine. Purtroppo
la sicurezza è un tema molto importante a cui i cittadini riservano
grande attenzione quindi, per tutelare sia loro che i turisti, a volte è
necessario anche prendere decisioni forti.
Nella speranza di averLa di nuovo ad Assisi, riceVa i più cordiali saluti.
Claudio Ricci
Sindaco di Assisi”

Direi che non posso esimermi dal commentare brevemente:

1) Che negli ultimi otto secoli le cose fossero cambiate è, ovviamente, cosa nota…avrei però da obiettare che Francesco, nel suo disegno, temo non abbia evidenziato l’esistenza di differenti categorie di mendicanti e, conseguentemente, sostenuto che solo alcune di esse fossero degne della sua attenzione e destinatarie del suo amore. Temo che i mendicanti di allora e quelli di oggi sarebbero esattamente indistinguibili agli occhi del Santo;

2) Sono al corrente del fatto che pure i Frati Francescani oggi non vivano più di elemosine…anzi, sono ormai parte integrante della colossale macchina da soldi che è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana…e ciò, purtroppo, conferma quanto il messaggio originale di Francesco sia stato snaturato e violentato;

3) Il tema della sicurezza è indubbiamente molto importante…ne sono ben conscio e mi colloco fra coloro che ritengono indispensabile agire affinché la legalità torni ad essere rispettata in questo paese…ma che ciò, come altri episodi ben noti in svariati comuni italiani dimostrano, si riduca a provvedimenti di questo genere suona insopportabilmente ipocrita e scarsamente efficace…il riferimento poi alla tutela dei turisti (che, ripeto, sono il vero business di Assisi e non solo), acuisce questa mia sensazione.

Liberi!

Il 24 Aprile 1945 le forze partigiane entrano a Reggio Emilia liberata…dopo il tragico ventennio mussoliniano…dopo una sanguinosa e folle guerra…dopo la crudele dominazione nazifascista…finalmente il Sole ricomincia a splendere come non faceva da una vita…forse come mai prima di allora aveva fatto…l’Italia ha riconquistato con sangue, dolore e sacrificio il diritto ad un futuro…futuro incerto e da costruire, pietra dopo pietra, ma sicuramente nuovo, migliore e pieno di gloriose aspettative…l’Italia sente nell’aria promesse di rinascita…l’Italia torna ad essere indipendente!!

Stasera mi sono recato in Piazza della Vittoria, nel pieno centro di Reggio Emilia, per partecipare a “La notte della Liberazione”…un appuntamento organizzato da Istoreco, Arci e altre associazioni per commemorare assieme alla cittadinanza reggiana il giorno in cui si è posta fine ad un incubo…alle 21, sorseggiando un bicchiere di lambrusco, attendo l’inizio della manifestazione…una voce dal palco saluta i presenti e, dopo alcune frasi introduttive, viene data la parola ad un’anziana signora, Anita, che quei giorni li ha vissuti sulla pelle e ne conserva vivido ricordo…ci racconta la sua esperienza partigiana, la resistenza, i suoi vent’anni…e mentre, colta dall’emozione, ci rammenta di non dimenticare e ci esorta a tenere vigili le menti, io mi guardo attorno e rapidamente conto…con sgomento mi accorgo che tutte queste parole pesanti, dense di un significato e di una ricchezza inestimabili stanno fluttuando verso una folla di circa cinquanta persone…un centinaio di orecchie…niente più…mi rattristo e subito i nefasti segni che già mi avevano turbato all’indomani delle elezioni si ripresentano, cupi e minacciosi. Penso freneticamente e mi ripeto che non è possibile…a Reggio Emilia non può accadere che così pochi individui si radunino per celebrare una così importante ricorrenza…che significa? Sono tornato a casa con la testa presa da strane riflessioni…poi, per istinto di sopravvivenza, mi ingegno per trovare qualche giustificazione…sarà il ponte, mi dico…è una possibilità…certo, come scusa un pò penosa, ma credibile…la gente se n’è partita per il mare o la montagna, a seconda dei gusti, e là festeggerà l’Italia liberata…fra l’altro è certo che ancora non ho metabolizzato il fatto che mi toccheranno altri cinque interminabili anni di Berlusconi & Company al governo, cosa che mi spinge di sicuro a vedere più nero di quanto non sia…cerco di consolarmi.

Voglio però concludere sottolineando con chiarezza una cosa fondamentale…e quindi la dico così, come mi esce affinché sentano bene coloro che parlano di revisionismo, di riscrivere i libri di storia per le future generazioni, che vietano i canti partigiani durante i festeggiamenti del 25 Aprile, barricandosi dietro motivazioni insultanti…coloro che non insegnano la storia della Seconda Guerra Mondiale perché “troppo politicizzata”, che vedono la Repubblica come colossale macchina da denaro, che vogliono riformare la Costituzione a loro uso e consumo, che tentano schifosamente di equiparare resistenza partigiana e resistenza repubblichina, mischiando la lotta per la liberazione all’abominio sanguinario di fanatici criminali, insultando la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per donarne una nuova, dignitosa e piena a tutti noi…a questi signori vili e infami urlo con quanto fiato ho in corpo che dovranno passare sul mio cadavere!!

Padre Pio si espone

Non potevo inaugurare meglio questa nuova categoria all’interno del mio Blog, alla quale pensavo già da tempo, che attraverso un breve post sul grande evento che domani (Giovedì 24 Aprile) scuoterà l’intero mondo cattolico…in questo storico giorno verrà infatti esposta, dopo quaranta lunghi anni di assenza dalla scena, la salma di Padre Pio da Pietralcina nella cripta della Madonna delle Grazie a San Giovanni Rotondo…ovviamente, per rendere presentabile il corpo, sono stati compiuti appositi trattamenti, che hanno rischiesto svariate settimane di duro lavoro (il volto, probabilmente, sarà ricoperto niente meno che da una maschera appositamente realizzata da Madame Tussauds)…diverse fonti affermano che ora il cadavere del frate è in perfetta forma, pronto per calcare il palcoscenico e mandare in visibilio la vasta folla di necrofili devoti e idolatri festanti che si accalcheranno per godere della visione celeste…più di settecentomila credenti, ma forse addirittura un milione, hanno prenotato un posto per la venerazione del Santo…finalmente anch’egli entrerà definitivamente nel Pantheon delle divinità catto-pagane, per il vero già piuttosto affollato. Ora, accanto alle numerosissime statue, statuine e statuette raffiguranti Padre Pio, sparse ormai in tutto il pianeta, si potrà ammirare l’originale, inconfondibile, unica, decomposta maxi-reliquia.

Che grandissimo giorno per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, per la Fede, per ogni fervente cattolico.

A breve altre novità sul mega-business che investirà il paesello foggiano, cum magno gauido dei suoi abitanti.

Berlusconi-Alitalia? Non sta nè in cielo nè in terra

Il simpatico presidente del consiglio “in pectore”, dopo aver fatto campagna elettorale sulla schiena dei dipendenti Alitalia e, di conseguenza, su quella di tutti i cittadini italiani, ha ottenuto già due grossi successi nella sua appassionata campagna di risoluzione dei problemi dell’amata compagnia di bandiera. In primo luogo ha fatto fuggire l’unico possibile acquirente, ovvero AirFrance-KLM, addossando poi, da gran signore, ai sindacati la responsabilità di questo grave abbandono…ma mi chiedo, cos’altro avrebbe dovuto fare Spinetta? Dopo lunghe trattative con Governo e rappresentanze sindacali (che la stessa AirFrance ha voluto esplicitamente interpellare)…dopo aver presentato un’offerta più che dignitosa per acquistare la nostra cara compagnia aerea tragicamente fallimentare…dopo aver definito garanzie in termini occupazionali, minimizzando i tagli di personale, nonostante il pesante esubero, ed assicurando ad essi strumenti idonei e decorosi per la fuoriuscita dall’azienda…dopo tutte queste fatiche, cosa si profila all’orizzonte? Un futuro Presidente del Consiglio che giochicchia con gli aeroplanini buttando sul terreno fantasmagoriche cordate, tirando in ballo competitors come Aeroflot o Lufthansa, quasi a evidenziare che tutto sarebbe preferibile al “farsi colonizzare dai francesi”, minacciando ostracismi, insultando, pontificando sulla indispensabilità di avere una compagnia aerea tricolore, richiamando così populisticamente a insulsi sentimenti patriotici…voi vi esporreste con un interlocutore che sembra voglia fare di tutto per cacciarvi a pedate nel culo?…oggi, quindi, in prospettiva ci ritroviamo senza acquirenti certi, con un destino ancora tutto da chiarire ed appesi alle farneticanti parole di un arrogante imprenditoruncolo incosciente…in secondo luogo, il buon Silvio, ha fatto sborsare allo Stato Italiano, ergo a tutti noi cittadini, ulteriori trecento milioni di euro, dopo gli svariati miliardi che già abbiamo dovuto sobbarcarci negli ultimi quindici anni di folle insensatezza. Questo, ovviamente, non ci attira la benevolenza dell’Europa, oltre che ributtarci immediatamente fra le braccia del dileggio internazionale, al quale il lungimirante uomo da Arcore ci aveva abituato durante i suoi precedenti cinque anni di governo. Se il buon giorno si vede dal mattino, cosa ci riservano i prossimi cinque interminabili anni?

Voglio concludere sottolineando che il prode Silvio quest’oggi ha ribadito l’esistenza della cordata di imprenditori italiani che “avrà fino a cinque settimane di tempo per la due diligence necessaria a presentare un’offerta con dolorosi tagli di personale” (da cui si dovrebbe dedurre un’imminenza nella conclusione dell’affare oltre che una sicura situazione peggiorativa per i dipendenti in esubero rispetto a quella prospettata da AirFrance-KLM), mentre il Governo uscente, nella persona di Romano Prodi, afferma che “Silvio Berlusconi mi ha chiesto un prestito più sostanzioso di quello che avevamo previsto per avere più tempo per risolvere la vicenda Alitalia. Il nostro è stato un atto di responsabilità” (da cui, di contro, si evincerebbe una non così immediata e certa soluzione)…come dobbiamo interpretare questa contrastante serie di esternazioni?

Sbattezzo 3

Non avendo ricevuto dalla diocesi notizie in merito alla mia pratica di sbattezzo ed essendo trascorso un mese dall’arrivo della loro risposta alla mia richiesta (si consiglia di leggere in proposito qui), quindi ben di più delle due settimane concessemi per riflettere e ravvedermi…ho pensato di fare una chiamata…così, giusto per avere informazioni su quanto stava accadendo…vuoi mai che si siano dimenticati oppure abbiano incontrato difficoltà?…mi risponde un prelato, il quale, udita la mia richiesta, immediatamente mi reindirizza ad un secondo prelato, addetto a questo tipo di pratiche…egli, rapidamente inquadrato l’argomento, subito domanda nome e cognome…data di nascita…quindi mi confida che effettivamente qualche problema l’avevano avuto…non riuscivano a trovare i documenti relativi al mio battesimo nella parrocchia alla quale avevo indirizzato la lettera…devo dire che qui molto probabilmente qualche colpa ce l’ho…mica ho chiesto ai miei genitori dove fossi stato battezzato…ho semplicemente dato per scontato che il fatto fosse avvenuto nella chiesa più vicina a casa loro ed alla quale risalgono i miei ultimi ricordi da giovane parrocchiano…molto giovane, in realtà, poiché, se la memoria non mi inganna, una volta cresimato, che tanto ci teneva una parte della famiglia, non mi sono più fatto vedere da quelle parti…non che loro, a seguito della mia “sparizione”, devo dire, mi abbiano cercato come chi, preoccupato, s’affanna per rintracciare la pecorella smarrita…comunque, a quanto pare, le cose non andarono in questo modo…evidentemente il luogo ove fu consumato il mio “pedobattesimo” era da ricercarsi altrove…prontamente il prelato mi rassicura che già indagini in questo senso erano state effettuate e che, con buone probabilità, si era riusciti ad individuare la giusta parrocchia…quindi, con fare circospetto, quasi fosse trattenuto da una sorta di pudore, ma allo stesso tempo incuriosito o semplicemente spinto da una specie di senso del dovere, mi domanda:

– Ma, mi scusi, lei ha per caso abbracciato qualche altra fede o…

– No…io sono semplicemente ateo…

– Ma come fa? Voglio dire, lei non crede nella giustizia? Nell’amore?

– Certo che ci credo…solo non credo debbano necessariamente derivare da virtù divine…

– Ma non crede o non pensa che vi debba essere un amore eterno?

– Guardi, se la mette così credo che l’amore sia eterno poiché si tramanda da uomo a uomo…si trasmette da una generazione a quella successiva…

– Mah…francamente mi sembra un pò poco…

Qui la mia vena polemica all’improvviso si gonfiò…al prelato ciò sembrava poco…cosa significa? Che non crede nell’uomo? Che i sentimenti umani sono cosa di poco conto? Riuscite a cogliere il significato profondo dell’affermazione del chierico? La necessità di rivolgersi ad un ente superiore e perfetto per dare un senso, una dignità al reale. Mi trattengo…voglio chiudere la telefonata…e non dico nulla…il prete prosegue augurandomi tanta fortuna per la mia ricerca, che io gentilmente ricambio (mi sarebbe piaciuto dirgli che anch’egli è ancora in tempo, poiché non è mai troppo tardi per aprire gli occhi!!) e cortesemente saluto, a mia volta ricambiato. A breve nuovi sviluppi.