Il frutto proibito è sempre il più succoso

Oggi ho finalmente deciso di scrivere di un argomento sul quale, con amici, parenti e vicini, ho frequentemente dissertato e, soprattutto, ho sentito spesso analizzare, dibattere, sviscerare da più parti del mondo politico che, sempre meno e sempre peggio, ci rappresenta…argomento che ora posso mettere nero su bianco, qui nel mio bel blog, affinchè il mio pensiero semplice possa essere letto, condiviso, criticato e magari migliorato.

La normativa attuale su detenzione, produzione, spaccio e uso di droga (D.P.R. n. 309/1990 Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), recentemente modificata dalla legge numero 49/2006, fortemente voluta dalla diabolica coppia Giovanardi-Fini, non prevede più, proprio a seguito della lungimiranza e lucidità dei nostri cari parlamentari, la distinzione fra droghe leggere e pesanti, apportando di fatto un inasprimento delle sanzioni e delle pene a carico del trasgressore. Lo Stato, così facendo, ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, la propria posizione nei confronti della piaga degli stupefacenti, rafforzando la logica proibizionistica che da sempre impera nel nostro paese ipocrita e bigotto.

Per quanto ne so, storicamente il proibizionismo come strumento di contrasto di un fenomeno criminoso ha sempre portato ad insuccessi eclatanti, generando paradossalmente terreno fertile per il prosperare degli interessi delle svariate organizzazioni malavitose e consolidandone la presenza sul territorio. Porsi in contrasto con la criminalità organizzata su un piano puramente giuridico-militare ha prodotto ben pochi risultati a fronte dei costi enormi che lo Stato si è dovuto sobbarcare sia in termini finanziari che di vite umane. Il commercio clandestino di stupefacenti costituisce uno dei principali introiti per le numerose associazioni delittuose, una ricchezza enorme e difficilmente quantificabile che porta nelle casse di tali gruppi flussi di denaro imponenti…e si sa, il denaro è potere…con esso si costruiscono alleanze, si comprano coscienze, consensi, appoggi, omertà e connivenze…si intensifica l’influenza sulla società a diversi livelli: verso il basso creando dipendenza diretta su chi abusa di droghe e su chi vive di questa economia parallela…verso l’alto invece distorcendo le stesse strutture dello Stato che dovrebbero operare nella lotta al crimine.

Non migliori sono i risultati che il proibizionismo coglie come deterrente…è noto, infatti, che l’utilizzo di stupefacenti è diffusissimo, esteso ed in costante crescita.

Considerando quindi gli insuccessi che lo Stato italiano ha collezionato nel tentativo di risolvere un così vasto e drammatico problema e la manifesta inadeguatezza della attuale classe politica, l’unica conclusione logica e possibile consiste in un radicale cambiamento di rotta, rivoluzionando la visione stessa che del problema si ha…svincolandosi da una mentalità perbenista che ci affligge e ci imprigiona e dilatando il nostro pensiero, spingendolo oltre gli impedimenti e gli ostacoli che tanti anni di condizionamento ideologico ci parano innanzi.

Partendo da un assioma, a mio modesto parere, inattaccabile, ovvero che si può intervenire unicamente laddove si è attivamente presenti (tradotto: lo Stato non può nulla dove è assente o passivo), ho individuato tre azioni a mio avviso necessarie per avere qualche chance di eliminare da un lato il dramma della tossicodipendenza e dall’altro il flagello della criminalità che su tale dramma prospera:

1) Eliminare le norme vigenti al fine di (A) ripristinare la distinzione fra droghe leggere e pesanti, che andranno inevitabilmente trattate e gestite diversamente (B) depenalizzare e legalizzare l’uso degli stupefacenti, in modo che chi vive la terribile condizione di dipendenza cesserà di essere criminalizzato e stereotipato come reietto, delinquente o rifiuto della società…presupposti che portano a sicura emarginazione ed abbandonato. Spesso, purtroppo, il proibizionismo sfocia nel negazionismo…spinge in definitiva come ad processo, per molti versi anche comprensibile, di rimozione del fenomeno, quasi lo si volesse esorcizzare annegandolo nell’ignoranza e nella demonizzazione aprioristica e preconcetta…atteggiamento che è amplificato dalla sensazione di “coscienza pulita” derivante dall’illusione che si stia operando al meglio delle proprie capacità;

2) Eliminare il mercato nero dei narcotici, strappandolo alle mani delle organizzazioni criminali…in questo modo si assesterebbe un duro colpo alle fondamenta del sistema mafioso, rendendolo più debole e maggiormente vulnerabile. Lo Stato deve procedere alla realizzazione di strutture atte alla somministrazione controllata di queste sostanze. Strutture (che potrebbero nascere dal potenziamento ed allargamento di quelle già esistenti) congegniate allo scopo di accogliere il tossicodipendente e introdurlo in un percorso, mediante il supporto di medici e operatori qualificati, che lo porti, opportunamente seguito, alla disintossicazione ed al recupero totale della propria identità e dignità, per giungere, come ultima tappa del tragitto, al reinserimento. La somministrazione controllata consentirebbe l’avvicinamento del tossicodipendente ad un gruppo di specialisti in grado di assisterlo in ogni fase, con innegabili benefici anche in termini di tutela sanitaria e sicurezza dell’individuo in terapia (annientamento dei rischi di contrazione di terribili malattie come, ad esempio, AIDS ed Epatite C; scomparsa dei decessi legati all’assunzione di dosi eccessive o tagliate male), oltre che in ambito sociale attraverso lo smantellamento di tutta una serie di episodi collaterali dannosi. L’unica obiezione ragionevole che potrebbe venirmi mossa a questo punto è di natura morale. Lo Stato infatti, sostituendosi alla criminalità nella gestione dei narcotici, si verrebbe a trovare nella condizione di doversi periodicamente rifornire delle sostanze stupefacenti, dovendor decidere le modalità perché questo riapprovvigionamento abbia luogo. Non ritenendo possibile la stipula di accordi con il narcotraffico internazionale, quindi con i paesi produttori, Egli potrà unicamente decidere di produrre in prima persona…si tratterebbe di una produzione limitata e da destinarsi esclusivamente ad un uso terapeutico, ovvero inquadrato solamente nell’ambito dei percorsi di recupero attuati all’interno delle opportune strutture sanitarie e senza profitto alcuno. La produzione potrebbe tranquillamente essere finanziata con l’enorme quantità di denaro che si risparmierebbe attraverso la consistente riduzione delle spese attualmente sostenute per il contrasto del narcotraffico sul campo, che automaticamente verrebbe ridimensionato. Il problema morale risulta in questo modo attenuato fino a sparire del tutto se si considera l’immoralità che oggi, grazie appunto alle norme violentemente restrittive in vigore, dilaga per le vie, le piazze ed i quartieri di ogni città e, di contro, gli innumerevoli benefici che ne deriverebbero. Considero infatti infinitamente più immorale che (A) intere organizzazioni si arricchiscano sulla pelle di altri esseri umani, mettendo spesso sotto scacco il paese grazie al potere che da questa ricchezza deriva; (B) il fenomeno dello spaccio getti intere zone urbane in una condizione di degrado e disagio insostenibili; (C) si generino frequenti episodi di microcriminalità direttamente riconducibili al tossicodipendente spinto dalla necessità di procurarsi la dose; (D) l’assunzione avvenga ovunque…lasciando ben immaginare quali siano le conseguenze possibili; (E) migliaia di individui, abbandonati al proprio triste destino, possano morire per overdose ogni anno…silenziosamente e nella più totale indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica;

3) Informare i cittadini in maniera esaustiva, mediante materiale appropriato e strumenti adeguati, liberi da qualsiasi forma di pregiudizio o preconcetto, rendendoli pienamente consci di ogni aspetto del fenomeno, così da sradicare quell’aurea di attraente trasgressione, tutt’oggi ben presente in ogni ambiente della società e che ben prospera dove mancano consapevolezza e conoscenza. A quanti poi riempiono i propri comizi con elogi alla “famiglia”, abbandonandola nei fatti al proprio destino, si potrebbe ribattere che sì, essa ha necessariamente un ruolo basilare nell’educazione di una parte fondamentale della società: le nuove generazioni!! Quindi occorre stimolare al dialogo, eliminando ostacoli e paure…permettendo un confronto sereno e utile fra genitori e figli…ma ancora più in generale, incentivare e sponsorizzare il dialogo nelle scuole, nelle associazioni, nei circoli e ovunque vi siano menti in grado di accogliere i giusti messaggi.

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Una Risposta to “Il frutto proibito è sempre il più succoso”

  1. K Says:

    Vedo con piacere che hai trattato un argomento molto interessante…
    Ti piazzo un paio di cifre su cui riflettere (Secondo stime fornite dall’Eurispes non aggiornatissime…ma credo rendano l’idea):

    Cosa nostra:
    8005 milioni di euro l’anno dal traffico di droga

    Camorra:
    7230 milioni di euro l’anno dal traffico di droga

    Nel 2004 la ‘Ndrangheta si stima abbia “guadagnato”:
    22 miliardi e 340 milioni di euro dal traffico di droga

    Sacra corona unita:
    878 milioni di euro l’anno dal traffico di droga

    Non credo che la droga sia l’unica cosa da legalizzare…
    ad esempio la prostituzione:

    Cosa nostra:
    176 milioni dalla prostituzione

    Camorra:
    258 milioni dalla prostituzione

    ‘Ndrangheta :
    4600 milioni di euro per il traffico di armi e la prostituzione

    Sacra corona unita:
    775 milioni di euro dalla prostituzione

    Meditate gente, meditate

    K


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