Un cognome, un destino, una garanzia…per tutti?

In data 29 Aprile 2008, alla prima votazione, è stato eletto Presidente del Senato della nostra cara e amata Repubblica il senatore siciliano Renato Schifani. Vorrei omaggiare il neo-presidente con un umile articolo, che possa mettere in luce le ben note qualità di uomo, avvocato e politico. Prendo spunto, per inquadrare il discorso che seguirà, da una celebre frase di uno statista illustrissimo, uomo di vasta esperienza, che in fatto di saperla lunga…beh, non è secondo a nessuno…ebbene, disse l’onorevole Giulio Andreotti: “A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina“. Partendo quindi da questa preziosa massima, perla di saggezza di inestimabile valore, inizierei dalle origini…ovvero, ricordando che il buon Renato, già iscritto alla DC siciliana, un bel giorno prese il coraggio a due mani ed entrò in politica fra le file di Forza Italia, atto ispirato dall’innamoramento viscerale che prese costui nei confronti di tal Silvio Berlusconi, definito a più riprese “grande stratega e grande leader”. Egli venne eletto al Senato della Repubblica nel 1996…il collegio elettorale era quello palermitano di Altofonte-Corleone. Bene…già qui, volendo dare credito all’aforisma andreottiano, ci sarebbe qualcosa da dire…quei luoghi di Sicilia sono infatti famosi in tutto il mondo per l’ottima cucina, per le ricchezze architettoniche e naturalistiche, ma anche per un fenomeno chiamato “Mafia“, organizzazione criminale alla quale i paesi di Altofonte e Corleone diedero personaggi di grande spicco e rilievo internazionale. Va ricordato che in quella tornata elettorale, il suddetto collegio fornì grande supporto al partito di Berlusconi, in linea con l’orientamento dell’intera regione Sicilia, la quale diede il 100% degli eletti a Forza Italia. Ora, se la mafia esiste e quanto è emerso da decenni di indagini di magistratura e forze dell’ordine non è frutto di prolifera fantasia, dobbiamo quanto meno porci il dubbio che, così come negli ambienti cattolici si usa dire che “non si muove foglia che Dio non voglia”, allo stesso modo in codeste zone difficilmente si sarebbe potuto avere tale suffragio senza che le potenti cosche non avessero quantomeno dato il loro benestare.

Si narra poi che nei trascorsi del neo-presidente vi siano episodi fumosi che potrebbero spingere i più maliziosi di noi a mal pensare…come ad esempio l’essere stato socio in affari, insieme ad Enrico La Loggia (altro eminente rappresentante dello Stato), di Benny D’Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Chi sono costoro?

1) Benny D’Agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Durante il processo Andreotti, egli stesso ammise che in quegli anni fu assiduo frequentatore degli ambienti mafiosi che contavano;

2) Giuseppe Lombardo è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi;

3) Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. Commovente l’episodio, che vede protagonisti il Mandalà e il Senatore La Loggia, in cui durante una telefonata, intercettata dai carabinieri, il primo minacciava l’onorevole di portarlo alla rovina, riducendo questi alle lacrime.

Vi sono quindi altre sventurate collaborazioni, come quella con Antonino Garofalo, arrestato nel 1997 e successivamente rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell’ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L’ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un’organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240%.

Diffuse sono inoltre le vicende che ne offuscano l’immagine e frequenti le maldicenze, ad opera principalmente di mafiosi pentiti e collaboratori di giustizia vari, ma sappiamo, come degnamente ha avuto modo di affermare il Senatore Marcello Dell’Utri (suo esimio collega), che fra essi non ve n’è uno sano…e con ciò s’intende quello che si deve intendere. Insomma, il nome di Schifani viene portato all’attenzione della magistratura in più di una occasione, ma ci guardiamo bene dal ritenere che questo debba ottenebrare le nostre menti insinuando dubbi o, peggio ancora, sospetti sulla rettitudine morale di colui che oggi, nella gerarchia delle figure istituzionali di maggiore importanza, viene immediatamente dopo il Presidente della Repubblica.

Vi sarebbe altro da raccontare sul Renato, come ad esempio l’essere stato promotore di una legge che lo ha reso famoso…il notorio “Lodo Maccanico-Schifani“, poi bocciato dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità (qui i dettagli), attraverso il quale volle tutelare il proprio leader sospendendo i processi in corso nei confronti delle cinque alte cariche dello Stato…malignamente Travaglio, nel suo libro “Se li conosci li eviti” (opera pregevole per la dovizia di particolari e per i nobili intenti, ma dal titolo completamente “scazzato”…visto che anche conoscendoli, con la legge elettorale che ci ritroviamo, non avremmo in ogni modo potuto evitarli!!), sostiene che stranamente, a parte Berlusconi che al tempo ricopriva il ruolo di “Presidente del Consiglio”, nessun’altra delle cinque cariche si trovava invischiata in procedimenti giudiziari.

Io sinceramente ad avere come Presidente del Senato della Repubblica un individuo come Renato Schifani non mi sento propriamente tranquillo…gli episodi che macchiano il suo passato mi turbano profondamente…leggo ciò come un episodio nefasto, che mortifica, se mai ce ne fosse stato bisogno, ulteriormente la nostra nazione…e mi chiedo come ciò sgomenti solamente pochi di noi.

In conclusione, è interessante osservare come i quotidiani nazionali ritraggano il soggetto ed omettano ad arte qualsiasi accenno agli eventi sopra riportati. Si potrebbe quasi dire che Grillo non spara solo pantagrueliche “stronzate”, come i più vorrebbero far credere.

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