Alitalia: la (s)cordata

Rieccoci, dopo un periodo di quasi totale assenza dalla scena, con “quer fattaccio brutto de l’Alitaja”…tutti lì che si aspettano la mitologica cordata di prodi imprenditori senza macchia e senza paura, fieri paladini dell’amor di patria…Silvio, che siede sul sommo scranno del Primo Ministro Italico, l’aveva promessa…data per certa…sicura. A sentirlo, era già lì pronta, timidamente nascosta nell’ombra, ma pronta a balzare fuori non appena Sua Maestà glielo avesse chiesto.

Cosa ci tocca invece sentire oggi dalla voce arrotata e un filo stridula del fido Ministro Tremonti? Che Alitalia ha chiesto aiuto a Banca Intesa, nominandola advisor con il compito di sondare il mercato alla ricerca di qualche possibile acquirente.

Qualcosa qui non torna…o forse tutto semplicemente sta divenendo sempre più chiaro, specialmente a quanti avevano preso per oro colato gli squallidi proclami elettorali del pataccaro da Arcore.

Ebbene sì, ve lo voglio proprio ribadire con solennità e con parole chiare, perché non si dica poi che il velo del dubbio ha avvolto il mio eloquio: la cordata non c’è, ma non perché sia svanita o si sia sciolta…semplicemente perché non c’è mai stata…si trattava della prima sonora presa per il culo, all’alba della nuova grande era berlusconiana, da chi in questo momento fa il mestiere di Presidente del Consiglio.

La realtà narra di una miserabile compagnia di bandiera che campa con l’ennesimo finanziamento pubblico (non ancora avvallato dall’Europa)…sbandata e sempre più in passivo…senza uno straccio di compratore che si voglia accollare il carrozzone, che via via perde sempre più appeal divenendo ogni giorno meno appetibile. L’unico serio acquirente, dopo essere stato costretto per mesi ad un ignobile balletto (si trattava di un minuetto barocco tanto di moda fra la gente che conta), si è defilato sbattendo la porta, non potendo tollerare lo schiaffo propagandistico del nano incosciente.

Egli, mascalzone e bricconcello, ghigna soddisfatto per averci combinato un altro bel guaio, ulteriore perla nella sterminata serie di danni a carico dei contribuenti, regalandoci un pochino di povertà in più e meno investimenti per ossigenare il sistema paese in crisi acuta d’asma.

La “Strategia del Problema Nuovo” ovvero come ti distraggo le masse

So benissimo di non essere il solo ad avere avuto questa pensata…di sicuro parecchie altre persone dotate di un minimo di cranio funzionante saranno giunte alla mia stessa conclusione. Non troverete nulla di originale in queste poche righe. Considerando però che il presente blog ha lo scopo di raccogliere le mie meditazioni, spesso semplici e magari anche banali, gli sfoghi che altrimenti mi soffocherebbero e quelle che considero vere e proprie proposte programmatiche per migliorare il sistema in cui viviamo, non vedo perché non dovrei riportarvi anche quest’ultima riflessione. A ben pensarci, credo proprio che quello che troverete qui di seguito non sia nemmeno una cosa tanto innovativa…sono anzi convinto che sia vecchia come l’uomo.

Tuttavia, come ebbe modo di dirmi durante il primo anno di Liceo un vecchio professore di Letteratura (che poi per un soffio non mi rimandò a causa di un clamoroso equivoco sul senso della citazione), “Repetita iuvant”…ergo, meglio certe cose ridirle e ricordarle.

Generalmente un individuo sano, maturo ed equilibrato se posto innanzi ad un problema, si opererà ed impegnerà per risolverlo attrezzandosi affinché il medesimo non abbia modo di ripresentarsi e facendo tesoro dell’esperienza vissuta.

In base a questa semplice valutazione, volendo identificare l’Italia come un enorme unico sistema complesso, un gigantesco essere vivente, viene abbastanza facile concludere che il nostro paese non è né sano né maturo né equilibrato.

Qui da noi infatti antichi problemi si ripropongo all’infinito, molti di essi sono ancora i medesimi da sempre, immutati ed intonsi o addirittura accresciuti dal tempo e dall’inerzia…ben nutriti e ben pasciuti, perché si sa che la tendenza dell’Universo è quella di aumentare il proprio casino interno…figuriamoci quindi se non ci si sbatte nemmeno per finta e ci si abbandona al caso, alla fatalità ed all’apatia.

Ogni tanto però, a causa di particolarissime congiunture socio-economico-politiche, la gente si scuote dal profondo torpore che l’attanaglia, il popolo si desta poco poco, senza uscire dal rincretinimento cerebrofago irreversibile che lo soggioga perpetuamente, agitandosi in maniera scomposta e rumorosa. Non è una cosa bella a vedersi, perché ciò a cui si assiste sono più che altro convulsioni violente, una sorta di epilessia delle coscienze che spinge i più, preso atto della situazione rivoltante in cui sono costretti e della moltitudine disarmante di schifezze irrisolte accumulate ovunque, a chiedersi perché si sia arrivati a tanto e di chi sia la responsabilità dell’abominio.

Bene, è proprio a questo punto che scatta la “Strategia del Problema Nuovo”. Il Governo di turno, vista l’impossibilità di poter mettere mano con successo al pregresso ammucchiatosi nel corso degli anni, valutata l’inettitudine propria e degli organi deputati a supportarlo, appurata l’esigenza innegabile ed improcrastinabile di dare un segno, una risposta alla massa vociante e irritata, cosa potrebbe fare di meglio se non generare, magari non dal nulla ma raccogliendo e sapientemente riplasmando elementi già presenti sul territorio, una nuova emergenza? Un Problema nuovo, appunto, verso il quale convogliare l’attenzione dell’opinione pubblica, distraendola e, perché no, infondendo anche una sana dose di adrenalinica paura, che non guasta mai, anzi coadiuva massimamente lo scopo di risprofondare la platea nell’usuale catatonica condizione, che più si addice ad un parco buoi nuovamente mansueto nel suo pascolare quotidiano. La ricetta è semplice: si pescano qua e là i precedenti utili, si individuano gli indispensabili capri espiatori, si costruisce a tavolino il caso, si esterna con solennità, volto greve ed espressione tirata, quindi si imbastisce una solida campagna di disinformazione. Raffica di notizie e traumatizzante bombardamento mediatico. Il risultato è garantito.

Il Governo si rilassa, dovendo concentrare gli sforzi su quell’unica priorità, lo Stato esce dall’affanno, i cittadini brucano felici e inconsapevoli, abbeverandosi ai titoloni dei TG ed ai proclami roboanti scanditi a chiare lettere sulle prime pagine dei giornali che contano.

Occorre dire che siamo ancora dei pivelli, poiché la distanza che ci separa da professionisti del genere come gli Stati Uniti d’America (la storia USA è piena di episodi emblematici…recentemente si ammira l’emergenza terrorismo abilmente messa in atto ed i benefici ricavati dall’amministrazione Bush) resta abissale. Noi attualmente ragioniamo in termini nazionali, mentre altrove si agisce a livello planetario. I miglioramenti sono però evidenti…stiamo imparando sempre più in fretta e di questo passo fra non molto anche noi arriveremo ai livelli d’eccellenza che altri paesi vantano da tempo.

L’ultimo ricorso a questo sistema geniale è, neanche a dirlo, l’emergenza sicurezza. Non si parla d’altro. Tutti stretti stretti gli uni agli altri spaventati a morte. Il pericolo è grande e ci minaccia da vicino. Dietro ogni angolo può celarsi un clandestino assetato di sangue. Pare che la configurazione più terrifica consti di un rom ubriaco, magari un pò sporco e maleorodante, che si rolla una canna al volante di un’auto rubata, ovviamente senza patente e con il bagagliaio pieno di refurtiva, in preda ad un insaziabile desiderio sessuale, con il membro ben in vista fuori dai calzoni, ovviamente di scarsa foggia e sicuramente non alla moda come del resto camicia e scarpe.

Si sollecitano utili suggerimenti per il futuro, che di certo servirà aggrapparsi altre volte all’abile e fruttifero stratagemma distorsivo.

P.S.: astenersi dall’indicare la malavita organizzata, che non è e mai potrà essere un’emergenza…quella anzi si è talmente ben sistemata e integrata nei meccanismi di potere che spesso, se non ci si fa appositamente e malignamente caso, nemmeno la si nota più…quasi fosse divenuta indistinguibile.

Non è di sinistra…

Non è di sinistra l’indifferenza verso ciò che accade.

Non è di sinistra la tolleranza a prescindere.

Non è di sinistra l’intolleranza a prescindere.

Non è di sinistra l’odio per il prossimo.

Non è di sinistra il dileggio della legalità.

Non è di sinistra l’atteggiamento di sinistra.

Non è di sinistra il soliloquio.

Non è di sinistra lo sfoggio d’erudizione.

Non è di sinistra il “cerchiobottismo“.

Non è di sinistra il luogo comune.

Non è di sinistra il qualunquismo.

Non è di sinistra l’ignoranza.

Non è di sinistra il “muro contro muro”.

Non è di sinistra l’assenza di spirito critico.

Non è di sinistra l’ostinazione fine a se stessa.

Non è di sinistra il non essere di destra.

Non è di sinistra l’arroganza.

Non è di sinistra la violenza.

Non è di sinistra la furbizia da quartierino.

Non è di sinistra il servilismo.

Non è di sinistra l’egoismo.

Non è di sinistra l’avidità.

Non è di sinistra la trama oscura.

Essere di sinistra significa innanzitutto non avere pregiudizi…rispettare, anche se non condivise, le posizioni dell’altro…mettersi in discussione, evolvendo il proprio pensiero. Tutto il resto viene da se.

Pubblicato su Varie. Tag: . 1 Comment »

Ultimissime dal Primo Consiglio dei Ministri

Questo mio breve post vuole racchiudere piccole riflessioni personali su quanto è stato deciso nel primo consiglio dei ministri svoltosi ieri a Napoli:

1) Bertolaso è stato nominato Sottosegretario con Delega all’emergenza rifiuti (ergo, l’organico diviene di 60+1 elementi sforando i massimali stabiliti…e siamo a pochissimi giorni dall’insediamento). Non si esce quindi dalla logica del superuomo con superpoteri per la risoluzione di un problema che affonda le radici in decenni di cattive amministrazioni locali in un territorio ed in un settore dove gli interessi mafiosi sono enormi (ma solo minimamente sfiorati dal Pacchetto Sicurezza). Non possiamo che fare i migliori auguri al supereroe nella speranza che riesca dove tanti, prima di lui, hanno miseramente fallito.

2) L’esercito sarà posto a guardia dei nuovi siti di smaltimento. Una mossa indubbiamente forte da parte del Governo. Il dubbio è se dovranno sparare alle gambe oppure ad altezza d’uomo quando si verranno a trovare “aggrediti” dalle proteste della popolazione esasperata. Le pene detentive per chi dovesse intralciare l’operato degli addetti ai lavori sono sicuramente giuste, ma il rischio è che risultino inefficaci quando interi comuni dovessero scendere in campo per contrastare le attività di stoccaggio della mondezza.

3) Pacchetto sicurezza. Potrebbe comparire il reato di immigrazione clandestina. Al di là delle pericolose conseguenze derivanti dall’assioma “Clandestino uguale criminale”, che emerge da tale disegno di legge, si può dire che l’orientamento generale dei provvedimenti sia indirizzato interamente contro il flagello dei migranti, con minimi accenni alla criminalità organizzata, indubbiamente meno prioritaria. Vorrei capire se il Governo ha in previsione come passo successivo l’istituzione di tribunali semoventi, che possano cioè essere rapidamente spostati e collocati sulle spiagge e sui litorali italiani o meglio ancora sulle imbarcazioni della Guardia Costiera che pattugliano i nostri mari, così da accelerare processi e sentenze evitando il sovraffollamento di istituti penitenziari e tribunali. Perché se così non fosse, immagino che Maroni e soci saranno costretti a pianificare una riedizione dell’indulto. Quello precedente, avvenuta non molto tempo fa sotto la saggia guida del ministro Mastella, ha raccolto magri risultati. Da un lato infatti il sistema penitenziario è tornato nelle medesime condizioni di estrema sofferenza nelle quali versava prima…ovvero sono già al completo, perché nel frattempo nulla di nuovo è stato realizzato, dall’altro la magistratura, che non godeva di una salute migliore considerando le durate medie dei processi sia di ordine civile che penale, non è stata sgravata minimamente, costretta comunque a svolgere processi su reati indultati che finiranno in uno sconfortante nulla. Considero quindi assurdo che intendano aumentare la popolazione carceraria con le decine di migliaia di nuovi criminali, che improvvisamente si genererebbero alla trasformazione del disegno in legge (a meno che non intendano ovviare a ciò mediante l’abnorme allungamento dei soggiorni forzati all’interno dei CPT), gravando ulteriormente i magistrati con innumerevoli altri processi lunghi e costosi. In conclusione vorrei poi focalizzare l’attenzione sul passaggio violento da un inutile foglio di via, che oggi viene notificato al clandestino non gradito, alla perseguibilità penale e relativa pena detentiva per il medesimo soggetto. Non sarebbe bastato forse rendere effettiva l’espulsione?

4) Eliminazione dell’ICI sulla prima casa, fatta eccezione per le dimore di lusso. Su questo punto ho già avuto modo di esprimermi nel precedente post. Da sottolineare che una tassa con spiccata natura federalista (forse l’unica) è stata eliminata dal Governo più federalista che l’Italia abbia mai dovuto “subire”, a favore di un intervento centrale da parte dello Stato che elargirà vere e proprie sovvenzioni alle amministrazioni locali.

5) Sgravi fiscali sulle ore di straordinario. Obbligando chi già lavora a lavorare di più per raggranellare qualche altro euro fa sicuramente bene alle imprese, ma non apporta sostanziali benefici ai dipendenti oltre a non generare, ovviamente, i presupposti perché si producano nuove opportunità di lavoro. Speriamo questo provvedimento possa almeno giovare al sistema produttivo italiano, che sta attraversando tempi difficili, rilanciando l’economia del paese, la cui crescita è praticamente inesistente. E’ da sottolineare che né per il punto precedente né per questo sono state rese note le strategie di recupero dei fondi, quindi la copertura, per fronteggiare il minor introito fiscale.

Basta ICI…e poi?

Prendendo spunto dall’ottima analisi svolta da ilBuonPeppe, che potete comodamente trovare qui e che quoto pienamente, vorrei sviscerare alcune mie perplessità sugli effetti che potrebbero derivare dall’eliminazione del’ICI sulla prima casa.

Accanto al discorso, che coglie perfettamente una imbarazzante contraddizione tutta interna ad una parte importante della maggioranza, della controtendenza rispetto ai propositi federalisti, grazie ai quali la Lega Nord ha preso una così imponente valanga di voti, costituita dalle necessarie sovvenzioni statali, quindi più che mai centrali, atte a rimpinguare le case dei comuni, prosciugate dal mancato gettito ICI, spenderei qualche parolina su come questi soldi potrebbero venire successivamente recuperati dallo Stato.

La “Legge di proliferazione delle imposte” (che a breve dovrà essere affiancata ai grandi principi universali come quello della conservazione dell’energia), secondo la quale “la sparizione di una imposta non implica la sua effettiva cancellazione, bensì certamente una sua trasformazione o peggio una frammentazione, ovvero proliferazione, in altre nuove imposte destinate a crescere forti e sane”, dovrebbe infatti spingerci a qualche preoccupata riflessione: da dove e secondo quali criteri verranno recuperati i soldini per i comuni?

A fronte di un abbattimento degli oneri ICI (prendendo l’esempio estremamente illuminante che ilBuonPeppe offre nel suo post, 56 euro sono una cifra di tutto rispetto), quanto verrà chiesto ad ogni contribuente per partecipare al recupero della liquidità indispensabile a garantire un pò di respiro alle amministrazioni locali? Ho sentito ad esempio parlare di maggior localizzazione dell’IRPEF, ovvero della possibilità che i comuni possano trattenersi una fetta più consistente di IRPEF. Ciò significa che allo Stato arriverebbe meno denaro, ma considerando che già adesso ce la fa a mala pena con quello che introita, tale strada non è percorribile a meno di consentire una maggior libertà ai comuni stessi di variare, in funzione del bisogno e delle esigenze, l’ammontare della propria fetta di IRPEF, senza che allo Stato venga a mancare la sua, già ben ghiotta.

La domanda è, chi paga le tasse in Italia? Fatta eccezione di qualche virtuoso e di pochi rispettabili volenterosi, la risposta è presto data: sicuramente i lavoratori dipendenti. Essi infatti si vedono sfilare inermi il malloppo direttamente in busta senza poter ribattere nulla. L’incremento dell’IRPEF risulterebbe in un maggior onere a carico del soliti noti, ai quali verrebbe inesorabilmente decurtato lo stipendio.

Altro fattore di preoccupazione è costituito sicuramente dalle contravvenzioni. I comuni, costretti a far cassa, si attrezzerebbero di una fitta rete di autovelox e di vigili più solerti e intransigenti. Questo farà lievitare le spese dei cittadini in maniera difficilmente prevedibile, ma di certo consistente.

Rifacendoci quindi a ilBuonPeppe, a fronte di un sicuro risparmio di 56 euro (ovvero un paio di pizze con relativa birra media) derivante dall’abbattimento dell’ICI sulla sua modesta ma dignitosa dimora, quanto dovrà sborsare fra IRPEF e multe? Lo sapremo a breve, statene certi.

(Al)Italia Uno

Breve aggiornamento sulla faccenda Alitalia…dopo la sconcertante campagna politica del Presidente Berlusconi…dopo aver indotto alla fuga l’unico possibile acquirente…dopo aver più volte sventolato la cordata di nobili imprenditori italiani pregni di spirito patriottico…dopo aver piazzato sul groppone degli italiani (che ringraziano) una bella tassa da 300 milioni di euro (il “Prestito Ponte”), a quanto parte sottratti alla ricerca (che evidentemente, vista l’abbondanza, ha pensato bene di fare una buona azione)…cosa è successo?

Assolutamente nulla…della cordata non vi è ombra, soluzioni alternative concrete, o quanto meno minimamente credibili, non se ne vedono…Alitalia è al solito in braghe di tela e gli esperti di settore affermano che, alla velocità con cui la “Compagnia di Bandiera” perde soldi, il gentile dono di Stato basterà forse fino all’Estate, che già bussa alle porte…nel frattempo l’Europa non si è scordata di noi…entro il 30 di Maggio dovremo chiarire la natura di questo benedetto prestito e, se non saremo convincenti, ci affibbierà una bella multona, che ovviamente si depositerà sulle nostre schiene come sempre accade in questi casi

Detto ciò, vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse come mai e da chi è venuta l’idea di definirlo “Ponte”…perché un ponte (e qui chiedo conforto a Calatrava che in fatto di ponti è un luminare) presuppone un punto di partenza ed uno di arrivo…da dove inizia lo abbiamo chiaro, ma dove finisce, a cosa porta, nessuno ce lo ha ancora detto.

Antiberlusconismo S.p.A.

Allora non mi ero sbagliato…è proprio vero, avevo sentito bene…l’Antiberlusconismo è nuovamente vocabolo usato ed abusato…una moda che ritorna in auge con energia rinnovata e rinato furore…anche oggi l’ho sentito pronunciare dozzine di volte da parte di giornalisti, politici, opinionisti vari.

Ho ascoltato il discorso di Di Pietro alla Camera…certo, l’eloquio era il solito, un pò rude e non elegante o forbito di chi si è fatto da se…di un uomo che, come ebbe modo di decantare l’onorevole Paolo Guzzanti, fu (e ci auguriamo ancora sia) “macchina imbattibile contenuta in un corpo di forte contadino italico”…ma i temi riferiti all’assemblea erano i soliti e solidi che insozzano i trascorsi del nuovo Presidente del Consiglio in carica. Egli ha semplicemente sottolineato fatti inoppugnabili, che anche solamente presi in piccole porzioni sarebbero sufficienti a delegittimare chiunque, precludendogli la possibilità persino di fare l’usciere in un qualsivoglia ente pubblico. Perchè il problema con Berlusconi (non mi stancherò, forse, mai di dirlo) è che vengono a mancare completamente i presupposti stessi per poterlo considerare una controparte plausibile nella conquista di una qualsivoglia carica istituzionale. Facciamo un esempietto semplice per chiarire meglio la posizione? Bene, sarebbe come ammettere a gareggiare per il Giro d’Italia un corridore in sella ad una Ducati. Non si può fare…non è lecito…come dicevo, mancano i presupposti anche solo per prendere in considerazione l’iscrizione.

Questa però è ormai preistoria…già mi sono espresso in merito e non resta che prendere atto di quanto la politica tutta abbia spazzato via ogni riserva sul personaggio, compiendo una commovente operazione di riverginamento dell’immagine del Cavaliere e rendendolo a tutti gli effetti l’uomo più potente dell’intero stivale (o almeno, diciamo, il più potente fra quelli che si fanno baciare dalla luce del sole).

Tornando alle affermazioni di Tonino Di Pietro. Quali pensate siano sate le reazioni dentro e fuori l’aula del Parlamento? Facile immaginare con che fragore l’Antiberlusconismo abbia riempito l’etere…da tutte le parti si è levata la somma condanna…la scomunica indelebile e pestilenziale, addensatasi sopra il capo del leader IdV come cupa nube tempestosa.

Da parte mia, sono convinto che se Silvio Berlusconi avesse chiesto i diritti d’autore per l’utilizzo del termine “Antiberlusconismo” ad oggi avrebbe di sicuro raddoppiato i suoi già ingenti capitali.

Ah, dimenticavo…l’opposizione? Beh, con il diagramma che segue spero risulti chiaro quale sia il mio pensiero su cosa essa sia diventata e su come credo abbia deciso di porsi nei confronti del nano magnanimo e del suo Governo (perchè non si lasci spazio ad equivoci, quello nell’immagine con la testa tonda e pelata è Silvio):

Un cavallo di Troia chiamato “Legge 40”

Ricordo benissimo quanto accadde durante il periodo in cui venne pensata, discussa, formalizzata e varata la tristemente nota Legge 40/2004, nella quale venivano fissate le assurde norme relative alla procreazione medicalmente assistita. La quasi totalità del mondo scientifico, quindi quello che teoricamente avrebbe dovuto avere più di tutti il diritto di intervenire su una materia così delicata, si espresse contro le disposizioni in essa contenute, criticandole aspramente ed evidenziando i meccanismi folli che si sarebbe instaurati una volta che la legge fosse entrata in vigore. Immediatamente si costituì un movimento referendario che ne chiese l’abrogazione. La Corte Costituzionale ritenne inammissibile il quesito di abrogazione totale, ma riconobbe l’ammissibilità dei quattro quesiti concernenti l’abrogazione parziale della legge. Seguì un periodo di marasma assordante, nel quale si espressero, oltre a coloro che avevano pieno titolo per farlo, anche individui inadeguati, improvvisati esperti, con il solo manifesto fine di abbaiare con quanto fiato avevano in corpo per generare confusione, smarrimento e caos all’interno dell’opinione pubblica, al solito stordita e apatica spettatrice dell’ennesimo teatrino penoso…ma al di sopra di tutto il coro fracassone spiccò la voce limpida e tonante del Vaticano, il quale, sguinzagliati i mastini in difesa del sacro dogma, richiamò la larga parte dei catto-praticanti, dei sostenitori interessati, dei servili politicanti e la schiera ipocrita degli atei devoti ad onorare il loro impegno per la salvaguardia dell’etica religiosa e della sacralità della vita. Qualcuno ancora oggi potrebbe obiettare che al tempo l’oggetto del contendere era l’embrione, quindi il termine vita potrebbe suonare inappropriato, ma il più glorioso risultato ottenuto dalla Legge 40 fu proprio quello di riconoscere ed ufficializzare come legge dello Stato quanto la Chiesa Cattolica Apostolica Romana andava da sempre sostenendo, ovvero che l’embrione è individuo a tutti gli effetti e come tale ha diritti equiparabili a quelli di ogni altro essere umano. Qui sta la grandezza di quella legge…questo fu il più prezioso obiettivo raggiunto. Il referendum, come è noto, fu un fiasco totale. Non si raggiunse il quorum nemmeno per uno dei quattro quesiti proposti. Il successo della posizione astensionistica assunta e caldeggiata dal Vaticano fu eclatante. L’Italia tutta si stringeva con forza alla tonaca sacerdotale. Alcuni personaggi illuminati, qualche pensatore lungimirante e pochi altri cittadini sparsi si posero il dubbio che sull’onda di questi avvenimenti non si rischiasse seriamente di mettere ancora una volta in discussione la laicità, già malconcia, della nostra povera Repubblica, temendo una crescita incontrastabile delle ingerenze vaticane…e che non vi fosse nell’agenda del Papa un prossimo attacco alla Legge 194/1978. Ovviamente questi, assieme all’intero suo entourage, negò e spergiurò sull’infondatezza di tali timori e che mai la Chiesa avrebbe osato scagliarsi contro una legge dello Stato.

Benissimo…riporto qui di seguito le parole proferite da Papa Benedetto XVI il 12 Maggio 2008:

Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo.

L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni, settimane, mesi? Se si dovesse rimettere in discussione la 194, dando voce al popolo, siamo sicuri che l’esito sarebbe quello di 30 anni fa?

Personalmente non la vedo molto bene e non ce la faccio ad essere ottimista e riporre la mia fiducia negli italiani.

Una democrazia abbagliante

Quante volte mi sono chiesto cosa sia la democrazia, cosa significhi e se il sistema in cui stiamo vivendo sia realmente democratico oppure altra cosa da definire?

Il termine, come afferma Wikipedia, deriva dal greco δήμος (démos), popolo, e κράτος (cràtos), potere, quindi, etimologicamente, traducibile come Governo del Popolo. Molti filosofi, parecchi grandi pensatori e personaggi di notevole statura si sono cimentati nell’analisi di questo concetto, esprimendosi in svariate differenti maniere e dando contributi indubbiamente più preziosi di quanto potrò mai dare. Io, molto umilmente, cercherò di seguire un percorso semplice per arrivare ad una qualche conclusione significativa ed utile.

Abbiamo detto che si parla di democrazia quando è il popolo ad esprimersi e questo è esattamente ciò che mi è sempre stato insegnato fin da quando ero piccolo…ma sembra più un concetto romantico, nato evidentemente in epoche ove l’assenza di un qualunque spiraglio per il libero pensiero doveva essere talmente feroce da spingere coloro che potevano osare, almeno con l’immaginazione, a pensare qualcosa che fosse altro rispetto alla quotidiana esperienza di vita. Come si può credere, infatti, che sia realizzabile un sistema nel quale il governo della cosa pubblica sia realmente nelle mani di ogni singolo individuo? Tecnicamente si dovrebbe parlare, per descrivere questa circostanza, di Democrazia diretta, situazione cioè nella quale il potere è effettivamente esercitato dal popolo…ciò accadeva nella Grecia antica, con l’agorà che si affollava di gente ed ogni questione veniva appoggiata o respinta attraverso la manifestazione di voto da parte di ogni membro partecipante. Immaginiamo una società, come ad esempio quella italiana, dove circa 45 milioni di aventi diritto al voto si radunassero in luoghi consoni per manifestare la propria opinione su un decreto, una legge, una deroga o qualsiasi altro elemento che faccia parte della normale prassi amministrativo-giuridica. Sarebbe il caos. Si potrebbe obiettare che oggi abbiamo un prezioso supporto che ci viene dall’elettronica, ovvero facilmente si potrebbe dotare chiunque di un terminale abilitato attraverso il quale esprimere il proprio voto favorevole o contrario sui diversi temi in discussione. Ciò è nella pratica concretamente realizzabile, ma non eliminerebbe quelli che sono i principali malesseri presenti nel sistema-paese:

1) la disaffezione della base, quindi suo crescente disinteresse e progressivo allontanamento dalla politica. Per ovviare a questo sarebbe indispensabile motivare il cittadino a compiere un percorso di riavvicinamento alla politica, generando un progressivo coinvolgimento in grado di portarlo ad essere protagonista e partecipe in ciò che lo riguarda;

2) la necessità che ogni elettore sia in grado o venga messo nelle condizioni di maturare un livello di conoscenza di ogni singola problematica sufficiente a consentirgli di esprimere un giudizio appropriato e consapevole. Ciò presuppone un sistema di informazione pluralistico, nel quale liberamente trovino espressione tutte le differenti posizioni e dal quale provvengano i necessari stimoli e nozioni atti all’acculturamento della base, così che essa possa cotruirsi la consapevolezza e la preparazione indispensabili al fine di esprimere consciamente e appropriatamente il proprio giudizio.

La soluzione adottata dall’Italia, ed in definitiva la più gettonata, è di appoggiarsi ad una Democrazia rappresentativa o indiretta, nella quale, attraverso il voto, un determinato numero di persone viene delegato dal popolo ad esercitare il potere, quindi gestire e governare la cosa pubblica in suo nome amministrando e legiferando come meglio ritiene. Unico strumento di espressione diretta utilizzato in tale sistema è il Referendum.

Benissimo…per correttezza, prima di proseguire oltre nella mia semplice analisi, devo confidarvi che personalmente mi sento più affine ad un sistema di governo diretto, dove ognuno è chiamato ad esprimersi su qualsiasi problematica il paese debba affrontare…sarà che le frasi udite da bambino mi hanno segnato nel DNA, ma così stanno le cose anche dopo parecchi anni vissuti a sbattere la testa qua e là in cerca di risposte. Questa mia convinzione è tanto più forte alla luce dei gravi insuccessi e delle pesanti inefficienze che la democrazia italiana manifesta forse da sempre. Per non parlare di quanto poco sia rappresentativa la legge elettorale con la quale siamo stati costretti a votare nelle due ultime tornate elettorali…si può infatti affermare che forse, al di là dei paesi ove viga una dittatura, il nostro è il paese con la democrazia più indiretta possibile, ovvero con una struttura di potere che è quanto di più affine vi sia ad una dittatura, ovviamente democraticamente parlando.

Detto ciò, cerchiamo ora di soppesare la realtà con la quale ci dobbiamo confrontare giorno dopo giorno in funzione dei due fattori salienti elencati sopra:

1) Disaffezione e disinteresse: essi, semplicisticamente parlando, nascono proprio a causa del fatto che, come molto spesso si sente affermare dall’uomo della strada, stringi stringi tutti i politici alla fine sono uguali…indipendentemente dalla formazione politica o dalla coalizione di forze politiche elette, nulla cambia e tutto si perpetua immutato. Certo, questa è una spiegazione che può essere facilmente tacciata di qualunquismo, ma sfortunatamente chi dice ciò non di molto si discosta dalla realtà. Il continuo disattendere i bisogni del popolo e del paese, unitamente alla crescente distanza fra le stanze del potere e la base, ha generato un allontanamento ulteriore di questa dai meccanismi che, almeno nominalmente, dovrebbero costituire l’elemento portante della democrazia stessa…ecco quindi l’idiosincrasia nei confronti della politica, il disprezzo verso chi fa politica o, per meglio dire, di chi ha fatto della politica il proprio pane quotidiano. La già nominata legge elettorale ha di fatto esasperato questa situazione, costituendo in sostanza una sorta di punto di arrivo di un processo degenerativo innescatosi alcuni decenni fa;

2) Conoscenza e consapevolezza: il sistema informativo italiano, come ben sapete, è annoverato fra i peggiori del mondo occidentale, quindi, per antonomasia, civilizzato. In definitiva è costituito da un duopolio di fatto. Da un lato il servizio pubblico, assoggettato al volere politico e, più precisamente, governativo…dall’altro un servizio privato la cui quasi totalità è nelle mani di un solo individuo, quindi a sua volta assoggettato al di costui volere…che poi vi sia coincidenza fra vertice pubblico e privato è un elemento di gravità tale da non dover lasciare nessuno indifferente. Non meno importanti e gravi sono le pressanti interferenze sui mezzi d’informazione provenienti dalle grandi lobby finanziarie ed economiche, che si vanno a sommare alle ingerenze politiche manifeste in forma di finanziamenti statali all’editoria.

Cosa possiamo concludere da tutto questo? Semplicemente che il nostro sistema non è assolutamente un sistema democratico…sarebbe più corretto parlare di Oligarchia, sapientemente ritoccata per nasconderne le reali sembianze, quindi evolutasi in quella che battezzerei Oligarchia Mascherata, poiché da un lato legittimata attraverso un suffragio vincolato e condizionato, espresso mediante uno strumento elettorale che ridimensiona, svuotandolo di significato, il ruolo del popolo e quindi la sua capacità e possibilità di esprimere una scelta di rappresentanza, dall’altro letteralmente protetta da una informazione direttamente controllata e pilotata. Qui di seguito i principali scogli da superare:

1) Gestione dell’informazione…la cultura del popolo non può continuare ad essere nelle mani di pochi personaggi, direttamente coinvolti nella conduzione del potere;

2) Nomina dei rappresentanti…lo strumento elettorale mediante il quale il popolo nomina i propri delegati deve restituire al popolo il peso e l’importanza che gli spetta.

Che razza di tempo che fa!!

Fazio, lo devo proprio dire, è un personaggio stucchevole e a tratti nauseabondo…da tempo ormai non riesco più a sintonizzarmi sulla sua trasmissione buonista, cucciolosa e rigorosamente “politically correct”…nemmeno le frecciatine al “pepe e cannella” della Litizzetto ce la fanno più a risollevarla…anzi, il duetto fra i due, trasformatosi in una sceneggiata “diavolino contro angioletto”, mi è divenuto piuttosto insopportabile.

Oggi a pranzo un amico mi ha detto “Cazzo, è arrivata la raccomandata…devo pagare il canone!!”…sentito ciò ed avendo letto dell’episodio avvenuto dal caro Fazio, dove le prevedibile affermazioni di un sempre ottimo Travaglio hanno sortito le ben note reazioni indignate dei vertici RAI e fra i politici tutti (visto che solamente il buon Di Pietro, di certo non è esente da idiozie, ha difeso il giornalista), ho pensato: “essere costretti a pagare per avere un servizio del genere è una colossale e intollerabile presa per il culo!!”.

Dall’accaduto si può concludere solamente che il servilismo della RAI nei confronti del potere e dei potenti è totale e si manifesta senza più ritegno alcuno non appena essi la richiamino all’ordine strattonando il corto guinzaglio a cui l’hanno assicurata. Un’ulteriore goccia nel vasto oceano di schifezze che da tempo immemore siamo costretti a sorbirci…mondezza che sempre più mi fa vergognare di essere italiano…qual’è la spazzatura che più ci dovrebbe preoccupare? Quella di Napoli, della quale poco o niente ci viene riferito dai pregevoli mezzi d’informazione (stamattina in uno scorcio di radiogiornale ho appreso che al supercommissario De Gennaro restano la bellezza di 14 giorni per realizzare il suo piano…ergo, abbiamo già capito come finirà!!) oppure quella accatastata nelle aule del Parlamento, negli uffici governativi, in quelli della RAI e via dicendo? Personalmente sono nauseato da questo piccolo paese triste, ottuso, miserabile e retrogrado e sento sempre più vicino il limite…il punto di rottura, oltre il quale tuonerà maestoso il mio sonoro “Andatevene tutti quanti a farvi fottere!! ” (perdonate il francesismo).

Piccole annotazioni di fondo:

1) invitare ad un mese dalle elezioni Travaglio, quando ormai i giochi sono fatti (ci sono i presidenti di Camera e Senato, c’è il Governo con il suo illustre Presidente e circondato dai bei ministri devoti), per parlare di un libro uscito più di due mesi fa, ben sapendo di cosa esso parli e di quale sarebbe stato l’esito dell’intervista, mi sembra come minimo da idioti!! Essendo però di mio un pochino “complottista”, mi viene quasi quasi da pensare che forse la cosa è stata progettata a tavolino…magari per dare qualche spallata qua e là;

2) il libro, e relativo contenuto, sono, come abbiamo detto, a disposizione di tutti da oltre due mesi…come mai lo scandalo è scoppiato unicamente quando l’autore ne ha ribadito i concetti in TV? Forse perchè si rischia di inorridire la povera casalinga di Voghera, che magari si insospettisce e ci fa su una pensata? Oppure perchè lassù nelle stanze del potere sono convinti (come probabilmente è) che in Italia si legga poco (figuriamoci quindi i faziosi libri di Travaglio!!) ma di TV se ne mangi ancora tanta?