Una democrazia abbagliante

Quante volte mi sono chiesto cosa sia la democrazia, cosa significhi e se il sistema in cui stiamo vivendo sia realmente democratico oppure altra cosa da definire?

Il termine, come afferma Wikipedia, deriva dal greco δήμος (démos), popolo, e κράτος (cràtos), potere, quindi, etimologicamente, traducibile come Governo del Popolo. Molti filosofi, parecchi grandi pensatori e personaggi di notevole statura si sono cimentati nell’analisi di questo concetto, esprimendosi in svariate differenti maniere e dando contributi indubbiamente più preziosi di quanto potrò mai dare. Io, molto umilmente, cercherò di seguire un percorso semplice per arrivare ad una qualche conclusione significativa ed utile.

Abbiamo detto che si parla di democrazia quando è il popolo ad esprimersi e questo è esattamente ciò che mi è sempre stato insegnato fin da quando ero piccolo…ma sembra più un concetto romantico, nato evidentemente in epoche ove l’assenza di un qualunque spiraglio per il libero pensiero doveva essere talmente feroce da spingere coloro che potevano osare, almeno con l’immaginazione, a pensare qualcosa che fosse altro rispetto alla quotidiana esperienza di vita. Come si può credere, infatti, che sia realizzabile un sistema nel quale il governo della cosa pubblica sia realmente nelle mani di ogni singolo individuo? Tecnicamente si dovrebbe parlare, per descrivere questa circostanza, di Democrazia diretta, situazione cioè nella quale il potere è effettivamente esercitato dal popolo…ciò accadeva nella Grecia antica, con l’agorà che si affollava di gente ed ogni questione veniva appoggiata o respinta attraverso la manifestazione di voto da parte di ogni membro partecipante. Immaginiamo una società, come ad esempio quella italiana, dove circa 45 milioni di aventi diritto al voto si radunassero in luoghi consoni per manifestare la propria opinione su un decreto, una legge, una deroga o qualsiasi altro elemento che faccia parte della normale prassi amministrativo-giuridica. Sarebbe il caos. Si potrebbe obiettare che oggi abbiamo un prezioso supporto che ci viene dall’elettronica, ovvero facilmente si potrebbe dotare chiunque di un terminale abilitato attraverso il quale esprimere il proprio voto favorevole o contrario sui diversi temi in discussione. Ciò è nella pratica concretamente realizzabile, ma non eliminerebbe quelli che sono i principali malesseri presenti nel sistema-paese:

1) la disaffezione della base, quindi suo crescente disinteresse e progressivo allontanamento dalla politica. Per ovviare a questo sarebbe indispensabile motivare il cittadino a compiere un percorso di riavvicinamento alla politica, generando un progressivo coinvolgimento in grado di portarlo ad essere protagonista e partecipe in ciò che lo riguarda;

2) la necessità che ogni elettore sia in grado o venga messo nelle condizioni di maturare un livello di conoscenza di ogni singola problematica sufficiente a consentirgli di esprimere un giudizio appropriato e consapevole. Ciò presuppone un sistema di informazione pluralistico, nel quale liberamente trovino espressione tutte le differenti posizioni e dal quale provvengano i necessari stimoli e nozioni atti all’acculturamento della base, così che essa possa cotruirsi la consapevolezza e la preparazione indispensabili al fine di esprimere consciamente e appropriatamente il proprio giudizio.

La soluzione adottata dall’Italia, ed in definitiva la più gettonata, è di appoggiarsi ad una Democrazia rappresentativa o indiretta, nella quale, attraverso il voto, un determinato numero di persone viene delegato dal popolo ad esercitare il potere, quindi gestire e governare la cosa pubblica in suo nome amministrando e legiferando come meglio ritiene. Unico strumento di espressione diretta utilizzato in tale sistema è il Referendum.

Benissimo…per correttezza, prima di proseguire oltre nella mia semplice analisi, devo confidarvi che personalmente mi sento più affine ad un sistema di governo diretto, dove ognuno è chiamato ad esprimersi su qualsiasi problematica il paese debba affrontare…sarà che le frasi udite da bambino mi hanno segnato nel DNA, ma così stanno le cose anche dopo parecchi anni vissuti a sbattere la testa qua e là in cerca di risposte. Questa mia convinzione è tanto più forte alla luce dei gravi insuccessi e delle pesanti inefficienze che la democrazia italiana manifesta forse da sempre. Per non parlare di quanto poco sia rappresentativa la legge elettorale con la quale siamo stati costretti a votare nelle due ultime tornate elettorali…si può infatti affermare che forse, al di là dei paesi ove viga una dittatura, il nostro è il paese con la democrazia più indiretta possibile, ovvero con una struttura di potere che è quanto di più affine vi sia ad una dittatura, ovviamente democraticamente parlando.

Detto ciò, cerchiamo ora di soppesare la realtà con la quale ci dobbiamo confrontare giorno dopo giorno in funzione dei due fattori salienti elencati sopra:

1) Disaffezione e disinteresse: essi, semplicisticamente parlando, nascono proprio a causa del fatto che, come molto spesso si sente affermare dall’uomo della strada, stringi stringi tutti i politici alla fine sono uguali…indipendentemente dalla formazione politica o dalla coalizione di forze politiche elette, nulla cambia e tutto si perpetua immutato. Certo, questa è una spiegazione che può essere facilmente tacciata di qualunquismo, ma sfortunatamente chi dice ciò non di molto si discosta dalla realtà. Il continuo disattendere i bisogni del popolo e del paese, unitamente alla crescente distanza fra le stanze del potere e la base, ha generato un allontanamento ulteriore di questa dai meccanismi che, almeno nominalmente, dovrebbero costituire l’elemento portante della democrazia stessa…ecco quindi l’idiosincrasia nei confronti della politica, il disprezzo verso chi fa politica o, per meglio dire, di chi ha fatto della politica il proprio pane quotidiano. La già nominata legge elettorale ha di fatto esasperato questa situazione, costituendo in sostanza una sorta di punto di arrivo di un processo degenerativo innescatosi alcuni decenni fa;

2) Conoscenza e consapevolezza: il sistema informativo italiano, come ben sapete, è annoverato fra i peggiori del mondo occidentale, quindi, per antonomasia, civilizzato. In definitiva è costituito da un duopolio di fatto. Da un lato il servizio pubblico, assoggettato al volere politico e, più precisamente, governativo…dall’altro un servizio privato la cui quasi totalità è nelle mani di un solo individuo, quindi a sua volta assoggettato al di costui volere…che poi vi sia coincidenza fra vertice pubblico e privato è un elemento di gravità tale da non dover lasciare nessuno indifferente. Non meno importanti e gravi sono le pressanti interferenze sui mezzi d’informazione provenienti dalle grandi lobby finanziarie ed economiche, che si vanno a sommare alle ingerenze politiche manifeste in forma di finanziamenti statali all’editoria.

Cosa possiamo concludere da tutto questo? Semplicemente che il nostro sistema non è assolutamente un sistema democratico…sarebbe più corretto parlare di Oligarchia, sapientemente ritoccata per nasconderne le reali sembianze, quindi evolutasi in quella che battezzerei Oligarchia Mascherata, poiché da un lato legittimata attraverso un suffragio vincolato e condizionato, espresso mediante uno strumento elettorale che ridimensiona, svuotandolo di significato, il ruolo del popolo e quindi la sua capacità e possibilità di esprimere una scelta di rappresentanza, dall’altro letteralmente protetta da una informazione direttamente controllata e pilotata. Qui di seguito i principali scogli da superare:

1) Gestione dell’informazione…la cultura del popolo non può continuare ad essere nelle mani di pochi personaggi, direttamente coinvolti nella conduzione del potere;

2) Nomina dei rappresentanti…lo strumento elettorale mediante il quale il popolo nomina i propri delegati deve restituire al popolo il peso e l’importanza che gli spetta.

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