Basta ICI…e poi?

Prendendo spunto dall’ottima analisi svolta da ilBuonPeppe, che potete comodamente trovare qui e che quoto pienamente, vorrei sviscerare alcune mie perplessità sugli effetti che potrebbero derivare dall’eliminazione del’ICI sulla prima casa.

Accanto al discorso, che coglie perfettamente una imbarazzante contraddizione tutta interna ad una parte importante della maggioranza, della controtendenza rispetto ai propositi federalisti, grazie ai quali la Lega Nord ha preso una così imponente valanga di voti, costituita dalle necessarie sovvenzioni statali, quindi più che mai centrali, atte a rimpinguare le case dei comuni, prosciugate dal mancato gettito ICI, spenderei qualche parolina su come questi soldi potrebbero venire successivamente recuperati dallo Stato.

La “Legge di proliferazione delle imposte” (che a breve dovrà essere affiancata ai grandi principi universali come quello della conservazione dell’energia), secondo la quale “la sparizione di una imposta non implica la sua effettiva cancellazione, bensì certamente una sua trasformazione o peggio una frammentazione, ovvero proliferazione, in altre nuove imposte destinate a crescere forti e sane”, dovrebbe infatti spingerci a qualche preoccupata riflessione: da dove e secondo quali criteri verranno recuperati i soldini per i comuni?

A fronte di un abbattimento degli oneri ICI (prendendo l’esempio estremamente illuminante che ilBuonPeppe offre nel suo post, 56 euro sono una cifra di tutto rispetto), quanto verrà chiesto ad ogni contribuente per partecipare al recupero della liquidità indispensabile a garantire un pò di respiro alle amministrazioni locali? Ho sentito ad esempio parlare di maggior localizzazione dell’IRPEF, ovvero della possibilità che i comuni possano trattenersi una fetta più consistente di IRPEF. Ciò significa che allo Stato arriverebbe meno denaro, ma considerando che già adesso ce la fa a mala pena con quello che introita, tale strada non è percorribile a meno di consentire una maggior libertà ai comuni stessi di variare, in funzione del bisogno e delle esigenze, l’ammontare della propria fetta di IRPEF, senza che allo Stato venga a mancare la sua, già ben ghiotta.

La domanda è, chi paga le tasse in Italia? Fatta eccezione di qualche virtuoso e di pochi rispettabili volenterosi, la risposta è presto data: sicuramente i lavoratori dipendenti. Essi infatti si vedono sfilare inermi il malloppo direttamente in busta senza poter ribattere nulla. L’incremento dell’IRPEF risulterebbe in un maggior onere a carico del soliti noti, ai quali verrebbe inesorabilmente decurtato lo stipendio.

Altro fattore di preoccupazione è costituito sicuramente dalle contravvenzioni. I comuni, costretti a far cassa, si attrezzerebbero di una fitta rete di autovelox e di vigili più solerti e intransigenti. Questo farà lievitare le spese dei cittadini in maniera difficilmente prevedibile, ma di certo consistente.

Rifacendoci quindi a ilBuonPeppe, a fronte di un sicuro risparmio di 56 euro (ovvero un paio di pizze con relativa birra media) derivante dall’abbattimento dell’ICI sulla sua modesta ma dignitosa dimora, quanto dovrà sborsare fra IRPEF e multe? Lo sapremo a breve, statene certi.

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Una Risposta to “Basta ICI…e poi?”

  1. Ultimissime dal Primo Consiglio dei Ministri « Cambiamo Pianeta Says:

    […] casa, fatta eccezione per le dimore di lusso. Su questo punto ho già avuto modo di esprimermi nel precedente post. Da sottolineare che una tassa con spiccata natura federalista (forse l’unica) è stata […]


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