Guardare sta a guardoni, come ascoltare sta a?

Già si è detto molto sull’imminente provvedimento governativo che assesterà un duro colpo alla pratica delle intercettazioni come strumento investigativo. Ovviamente mi trovo in pieno dissenso con quanto la maggioranza parlamentare sostiene e con la legge che intende approvare. Tale dissenso è motivato sostanzialmente da una serie di dubbi riguardanti le ragioni alla base del provvedimento stesso e sulle possibili conseguenze del medesimo, oltre che dalla consapevolezza che la “emergenza intercettazioni” non rientri minimamente nel novero delle esigenze reali che pressano il nostro paese. In Italia ci ritroviamo con un sistema scolastico allo sfascio, secondo per criticità e drammaticità solamente a quello sanitario, criminalità organizzata, mediamente organizzata e disorganizzata dilagante in ogni dove, carenza di infrastrutture cruciali (e non mi riferisco minimamente al ponte sullo Stretto di Messina, che reputo assolutamente inutile e improponibilmente costoso), una economia di mercato che viaggia su gomma, quindi petroliodipendente, oltre che immobile in una stasi asfissiante, questione energetica perennemente aperta, senza nessuna risposta né prospettiva plausibili, nodo pensioni sempre più intricato e mondo del lavoro agonizzante.

Fatte queste confortanti premesse, suppongo vi consolerà sapere che stamattina, su RTL 102.5, ho in merito sentito niente meno che il Vespa-pensiero. Ora non so dirvi se fosse lì di passaggio, come ospite in qualità di giornalista esperto, oppure svolgesse il ruolo di co-conduttore della trasmissione e nemmeno sono a conoscenza del perché, considerando la già strabordante presenza mediatica del soggetto, qualcuno abbia pensato che fosse il caso di dargli spazio anche su altri mezzi di comunicazione. Quello che so è che Vespa conferma, in ogni sua esternazione, il totale assoggettamento al potere, l’allineamento disarmante dei suoi neuroni col polo magnetico costituito da chi comanda, specie se un pò gradasso, spaccone e bullo.

Volendovi risparmiare l’inutile, passo immediatamente a riportarvi il teorema che Bruno tentava di far passare: sicuramente il fine non giustifica i mezzi, in particolare se il mezzo, anche se giusto ed efficace, viene talvolta utilizzato a sproposito. I ragionamenti del buon Vespa, articolati attraverso frasi sibilline e ben costruite, racchiudono una concezione premeditatamente distorta della realtà, secondo la quale, visto l’abuso che si fa delle intercettazione ed in considerazione del fatto che troppo spesso il loro contenuto diviene di dominio pubblico con eccessiva facilità, l’unica cosa sana da fare per risolvere il problema è di non farle più, a meno che non sia strettamente necessario.

Avete idea della vasta applicazione che un teorema del genere, se passasse, potrebbe avere? Facciamo esempi stupidi, giusto per farla semplice:

A) la televisione, oltre a consentire la trasmissione di una enormità di informazioni e notizie, è un importante strumento di svago. L’abuso di televisione, come è noto, fa male. Ergo eliminiamo la televisione, che potrà essere vista unicamente a determinate condizioni e sotto stretto controllo medico;

B) il caffè è una piacevole bevanda corroborante dal gusto forte e avvolgente, oltre che la preferita dal popolo italico.L’abuso di caffè, come è noto, fa male. Ergo eliminiamo il caffè, che potrà essere assunto unicamente a determinate condizioni e sotto stretto controllo medico;

C) il sesso è alla base della vita, è una pratica indescrivibilmente piacevole e stimolante, oltre che chiodo fisso di qualsiasi essere umano in vita. L’abuso di sesso, come è noto, fa male. Ergo eliminiamo il sesso, che potrà essere consumato unicamente a determinate condizioni e sotto stretto controllo medico.

Si potrebbe andare avanti all’infinito (che dire infatti della democrazia e di altre cosucce del genere?), ma non ritengo sia necessario. Desidero però rivolgervi una domanda: se le intercettazioni sono uno strumento primario d’indagine, che consente di raccogliere prove processuali spesso determinanti e molte volte permette di scovare illeciti anche laddove nessun sospetto avrebbe potuto insinuarsi, e se siamo tutti d’accordo sul fatto che l’indebita pubblicazione dei tabulati, specie se non inerenti e non significativi ai fini dell’attività investigativa, è un atto ignobile e inaccettabile, che alimenta esclusivamente meccanismi sensazionalistici ed una dipendenza dal gossip che affligge larga parte del paese, perché non si agisce giustamente su questo elemento, contrastandolo con tutta la forza e l’autorità necessarie, magari limitandosi a rivedere e migliorare le linee guida che sovrintendono l’operato delle forze dell’ordine e della magistratura, lasciando però soprattutto a quest’ultima la giusta libertà ed autonomia?

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