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Confesso che da giorni sono obnubilato da un torpore quasi esistenziale ed una stanchezza di proporzioni cosmiche. In questa condizione di semi-lucidità, barcollando durante il giorno e crollando miseramente la notte con l’ultimo boccone della cena ancora a metà strada fra bocca e stomaco (per farvi un esempio, ci ho messo l’intero fine settimana per leggere un articoletto su l’Espresso di un paio di facciate), non posso che subire con angoscia le numerose notizie, molte delle quali terrificanti, che riescono a raggiunge l’io lucido. Pochi pensieri semplici, lineari e privi di ogni complessità riescono a prendere forma nei fumi della spossatezza. Unico guizzo di lucidità registrato a seguito della serie di gaffes infilate dal Silvio. Considerato però che pure il Presidente del Consiglio dei Ministri, che a mio avviso capisce di finanza meno di un pangolino ubriaco, ha più volte detto la sua, deliziando l’intero globo con perle di rara saggezza, non ho potuto esimermi dall’esprimere la mia idea in merito alla crisi che stiamo attraversando.

Innanzitutto è importante sottolineare come ogni mia riflessione in ambito economico-finanziario si basi su un assioma semplice, ma rigorosamente trascurato: il pianeta Terra è un sistema finito. Finite sono le risorse e finiti i mezzi della popolazione mondiale. Ci troviamo su un geoide limitato nello spazio, così come nel tempo, e conseguentemente ogni elemento che in esso risieda o che da esso sia estraibile, anche se all’apparenza abbondante, non potrà che risultare esauribile.

Il dictat che sfortunatamente ha dominato per decenni e tutt’oggi domina in questa nostra società capitalistica è invece quello del consumismo sfrenato…come se non vi possa essere fine alle ricchezze ed alle capacità del sistema stesso. Questo è stato l’imperativo, tanto sospinto e sponsorizzato da fare breccia ovunque e divenire il folle sogno di ogni essere umano. Il mercato ha egemonizzato il globo imponendo leggi suicide, arrivando a corrompere le coscienze dei paesi industrializzati e ancor di più quelle dei paesi in via di sviluppo. L’irrazionalità ha preso il sopravvento sul buon senso, divenuto inutile palla al piede di nuove generazioni dedite al profitto ad ogni costo ed all’inarrestabile sviluppo. Questa l’illusione a cui tutti si sono abbandonati.

Consumare a tutti i costi, smodatamente, senza regole, inutilmente. Il passo da questa assurdità all’avvento dell’indebitamento come nuova forma di ricchezza è stato logicamente breve. Ottenere denaro è divenuto di una semplicità disarmante. Fiumi di bigliettoni venivano riversati sulle folle deliranti al motto di “Credito facile e per tutti“. Come far fronte alle promesse di “fondi senza fondo” ed alle esigenze di un’orda in rapida crescita di consumatori voraci e impazziti? La via non poteva che essere, ovviamente con la complice inerzia dei Governi e la benedizione degli organi di controllo, la costituzione di prodotti finanziari altrettanto folli e voraci. Bombe ad orologeria che inevitabilmente sarebbero esplose generando immani tragedie.

Un amico, dopo lunghe discussioni, mi ha convinto del fatto che tutti noi, per troppo tempo, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità ed ora, come chiunque sano di mente avrebbe facilmente potuto prevedere, ci ritroviamo fra le mani ciò che abbiamo costruito e meritiamo: una crisi dalla quale difficilmente usciremo indenni ed un indebitamento pro capite che sarà destinato ad aumentare e che non sarà facile smaltire. Alla domanda “chi paga per tutto questo?” molto banalmente risponderà: noi…tutti quanti noi…come sempre.

Dando ascolto a coloro convinti del fatto che tale sistema sia perfettibile, vorrei dire che a mio avviso l’unica via debba necessariamente passare dall’introduzione di principi etici fino ad oggi trascurati. Temo però che certi ambienti siano piuttosto refrattari a questo genere di cambiamenti. Non ingannino le dichiarazioni lacrimose, i pentimenti ed i mea culpa. Ho la convinzione che a seguito della recente impennata delle borse, gli squali della finanza presto abbandoneranno il cilicio per rigettarsi nelle solite immonde manovre e nei medesimi raggiri criminali.

In ogni caso ho la ragionevole certezza che la bolla finanziaria, scatenata questa volta dai derivati, non abbia che messo in moto un meccanismo diabolico e ben più complesso, nei suoi ingranaggi, di quanto oggi appaia. La soluzione sul lungo termine non potrà che essere articolata ed agire in profondità, modificando radicalmente le abitudini ed il pensiero della popolazione planetaria. Rimedi superficiali e di facciata seppellirebbero la mondezza solo temporaneamente, per farcela ritrovare intonsa e ancor più maleodorante fra non molto tempo.