A balzi verso nuovi balzelli

La tassa sull’immigrato è cosa razzista, stupida e crudele. Ovviamente non verrà percepita da chi è clandestino e colpirà chi raggiunge il nostro paese spinto da necessità, disperazione, speranza e buone intenzioni. Finirà per gravare esclusivamente su coloro che, regolarmente soggiornanti in Italia, un lavoro lo hanno e le tasse le pagano già fino all’ultimo centesimo, generando situazioni ancora più precarie dove già spesso esiste difficoltà, portando nelle casse dello stato pochi spiccioli. Sull’immigrazione ci sarebbe molto da dire, da fare, da regolamentare…a beneficio di tutti…chi già abita qui e chi vuole venire a viverci. Sono però argomenti spinosi, difficili che richiedono equilibrio e serietà…quindi semplicemente inaffrontabili per certi individui che solo per caso sono esattamente lì, nel posto dove se dovrebbe discutere…

Le dichiarazioni di alcuni esponenti leghisti (Maroni e Calderoli in primis) mi fanno dire che è giunto il momento di rendere la Lega Nord nulla più di un brutto ricordo del passato. Squallidi, beceri, ignoranti, volgari e obsoleti esseri ignobili.

Unendole ad altre esternazioni di pregio, come per esempio quelle di Gasparri il quale afferma essere la suddetta tassa un giusto provvedimento (non so come e in base a quali considerazioni possa affermare una cosa del genere…ma in fondo è Gasparri, quindi ci sta), sono giunto all’idea di un nuovo tributo che, se introdotto, arricchirebbe assai di più il paese: la Tassa sulle Cazzate. Porterebbe benefici perché molto più istruttiva e sicuramente più redditizia.

Tassiamo quindi i cazzari, gli spara stronzate, i minchioni, i racconta palle, i coglionatori, gli ignoranti che petano e ruttano così, con leggerezza, ininterrottamente e quasi inconsapevoli dei loro gas…avete idea di quanti soldi entrerebbero nelle nostre casse?!!

Annunci

Partita doppia: rapporto fra individuo e Stato

Prendiamo in prestito questo simpatico metodo dalla contabilità per analizzare, attraverso un semplice rapporto “Dare/Avere”, la relazione fra individuo e stato (vorrei tanto poter fornire cifre e dati come fanno quei giornalisti puntigliosi e impeccabili alla Marco Travaglio, ma sfortunatamente per svariati motivi ciò è attualmente ben al di sopra delle mie possibilità. L’intenzione è comunque quella di proseguire con questa ricerca per arricchirla e renderla sempre più consistente).

Individuo: l’individuo, mediante la produzione di beni derivanti dalla propria attività, genera profitti per la propria azienda, nel caso esso sia dipendente, o per se stesso, se invece libero professionista. In entrambi i casi genera ricchezza diretta e indiretta per il paese, che percepisce un gettito consistente (TASSE. Es.: IRES, IRAP, IRE, IRPEF, IVA); se l’individuo acquista un bene paga, per ogni acquisto, una imposta sul valore aggiunto, generalmente pari al 20% del valore del bene (TASSE. Es.: IVA); se l’individuo è dipendente versa, attraverso una trattenuta in busta paga, altrimenti, se lavoratore autonomo, destina periodicamente attraverso la dichiarazione dei redditi, un cospicuo ammontare allo Stato (TASSE. Es.: IRPEF); se l’individuo è proprietario di un immobile deve versare ingenti somme (TASSE. Es.: ICI, INVIM, Tassa di registro sul contratto di locazione, IRPEF), oltre che pagare, su tutti i servizi erogati (luce, gas, acqua, nettezza urbana, telefono) un ammontare aggiuntivo (TASSE. Es.: IVA, TARSU, Accise varie), se invece deve acquistare un immobile o trasferirne la proprietà, dovrà sborsare cifre importanti per il notaio e per tutta una serie di imposte obbligatorie (TASSE. Es.: Imposta di registro, Imposta catastale e ipotecaria, IVA, Imposta di successione e donazione, Imposta di bollo, Tassa sui passi carrai); se l’individuo acquista un’auto, occorre provvedere al pagamento di determinate cifre (TASSE. Es.: Immatricolazione, Messa su strada, IPT) oltre che dover stipulare un’assicurazione, mentre invece, una volta divenuto proprietario, dovrà periodicamente versare il bollo (TASSE. Es.: Imposta di bollo), pagare l’assicurazione e far fronte a manutenzioni frequenti e obbligatorie. Non dimentichiamo poi che una automobile, per muoversi, necessità di periodiche immissioni di carburante, che tutti sanno essere pesantemente gravato da svariate accise (TASSE); se l’individuo ha figli, deve far fronte ad un ulteriore esborso per rette scolastiche, materiale didattico ed altre spese indirette (Es.: mezzi trasporto, vitto, alloggio); se l’individuo deve ricorrere al sistema sanitario nazionale, deve pagare un ticket (TASSE) e spesso, se vuole che i tempi non divengano biblici, deve pagare per prestazioni private; se l’individuo vuole usufruire dei servigi di un istituto bancario dovrà far fronte ad una serie di spese e costi fissi che l’istituto richiede inderogabilmente per ogni operazione effettuata (TASSE); se l’individuo deve accedere ad un qualsiasi servizio ulteriore (Carta d’Identità, Patente, Passaporto, Certificati vari, etc…) deve sempre e comunque inevitabilmente contribuire (TASSE). Volutamente qui non si prende in considerazione tutto ciò che l’individuo-cittadino fa per lo Stato, per la collettività, per il prossimo e che, spesso, non ha valore.

Stato: sul tema occupazionale non fornisce risposte e non agisce in maniera risolutiva; sul tema sanità, eroga un servizio qualitativamente sempre meno accettabile e sempre più costoso; sul tema istruzione, si assiste ad un graduale disfacimento del sistema scolastico che diviene via via sempre più scadente, oltre che costoso; sul tema della sicurezza, la tutela del cittadino è sempre meno garantita; sul tema giuridico, l’intero apparato sta sprofondando e la sua azione sta miseramente perdendo di efficacia; sul tema legislativo, il governo e i rami del parlamento sono sempre meno credibili e rappresentativi; sul tema della crescita, non si assiste a investimenti adeguati ed incisivi; sul tema pubblica amministrazione, l’esborso è mostruosamente sproporzionato paragonato all’efficienza; sul tema spesa pubblica, gli sprechi sono innumerevoli e sempre più consistenti.

Dare e Avere

Se partiamo dall’assioma che ogni cittadino partecipa alla cosa pubblica secondo le sue possibilità e che lo Stato gestisce in suo nome ed in sua vece la suddetta cosa pubblica operandosi per assicurare ad ogni singolo cittadino servizi, garanzie e tutele alle quali esso ha diritto, possiamo affermare, con estremo dispiacere, che, dopo questa sintetica e, sicuramente, incompleta analisi, l’evidenza si manifesta nei successivi due punti:

1) l’individuo, specie se lavoratore dipendente, fa ampiamente la sua parte, versando in più riprese nelle casse dello stato cifre imponenti;

2) lo stato, mancando di ottemperare ai propri doveri e non restituendo all’individuo quella serie di servizi che esso “acquista” mediante il proprio cospicuo contributo, la sua parte non la fa. Tendenza che negli anni è andata progressivamente peggiorando.

In definitiva si assiste ad un sempre più massiccio sbilanciamento fra Dare e Avere, fra costi e ricavi a discapito dell’individuo ed a netto vantaggio dello Stato, che non è più in grado di giustificare la propria posizione, la propria reiterata inefficienza ed assenza. Le domande che sorgono spontanee sono diverse: il cittadino sta facendo così tanti sacrifici per avere cosa in cambio? Che fine ha fatto la “Res pubblica”? Dove sono finiti i nostri diritti costituzionali?

Tutte queste considerazioni, che per certi versi potrebbero avere sentori di disfattismo, non vogliono in nessun modo appoggiare la deriva liberista tanto in auge in questo periodo buio. Io credo nello Stato come unico e necessario tutore, gestore ed erogatore di fondamentali funzioni, quali:

1) Sanità;

2) Istruzione;

3) Giustizia;

4) Sicurezza;

5) Occupazione.

Con questa convinzione ritengo occorra agire concretamente per risanare ciò che è nostro, ciò che ci appartiene.

(Con la collaborazione dell’ottimo contabile K)