Happy new year…

Eccomi qui ancora una volta davanti all’editor nel tentativo di postare un articolo…ed anche questa volta mi coglie l’angoscia…penso a quante cose nel mio paese, nel pianeta non vanno come vorrei, come dovrebbero…e la mole di storture mi opprime e disorienta…tanto da rendermi impossibile trovare un punto di partenza dal quale sviluppare un discorso, un pensiero compiuto…questa volta però non chiudo, allontanandomi contrariato e fiacco, ma butto giù queste poche righe per condividere con chi avrà la pazienza di leggerle una confessione ed un augurio…la confessione, che mi turba profondamente poichè qui ed ora prende forma la consapevolezza di un disagio che da settimane m’affligge, è che forse ho iniziato a perdere fiducia in un cambiamento che porti prosperità e benessere non illusori, in qualcosa di nuovo e rivoluzionario che modifichi radicalmente lo status quo verso un nuovo progresso…l’augurio, per me e per tutti voi, è questo nuovo anno appena cominciato ci fornisca un segno, inconfondibile, che in realtà non è tempo ora di perdere la scintilla della speranza…che anzi sia il momento di nutrirla e fortificarla…un segno che ci rischiari l’orizzonte e ci infonda rinnovate energie, coraggio e determinazione affinchè tutti, uniti dagli stessi ideali, si operi per il conseguimento di obiettivi condivisi. Buon anno!!

pace

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Cazzeggiando verso il burrone

La situazione planetaria, come tutti ormai ben sanno, è piuttosto preoccupante. La crisi non accenna ad abbandonare la scena, spingendo anzi a considerazioni gravi sul futuro prossimo del pianeta. L’Italia sembra però disinteressarsene allegramente, volgendo l’attenzione verso altri sollazzi. Dopo il pidocchioso piano anticrisi, dal quale credo nessuno possa attendersi risultati sostanziosi, ora tutto ruota attorno a grandi temi come:

1) Questione morale…quando mai la corruzione ed il malaffare hanno cessato di essere un problema per l’Italia? Semplicemente, dopo lo sconquasso prodotto da tangentopoli, si è preferito guardare altrove, nascondendo la monnezza sotto il tappeto. La prematura conclusione, tutta politica, di quell’epoca ha spalancato le porte ad una nuova era di illegalità diffusa, più o meno manifesta, radicata a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica. Disinteressarsene non ha certo giovato. Che adesso torni preponderante il tormentone suona alquanto strumentale;

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2) Presidenzialismo e Federalismo…ma stiamo scherzando? Che cosa hanno a che fare queste questioni con i problemi che affliggono quotidianamente gli italiani? Veramente c’è qualcuno convinto che oggi la gente si strugga sulla forma di governo da adottare o sulla struttura dello Stato?

3) Riforma della giustizia…chissà perchè ma un elenco delle criticità da affrontare per superare la triste contingenza inevitabilmente non comprende nemmeno questo punto…e se poi devo dirla tutta, che sia Berlusconi con la ciurma di amici suoi ad occuparsi di un tema così fondamentale e spinoso mi terrorizza!!

In sostanza, mentre in paesi più sani e lungimiranti del nostro si intraprendono azioni forti per superare le difficoltà e rilanciare l’economia, qui ci distraiamo creativamente discutendo del nulla, sprecando tempo ed energie in futili amenità. Come potrei non essere incazzato e preoccupato?

Le mille bolle blu

La bolla di internet…la bolla delle materie prime…la bolla dei mutui…ed ora, di prossima esplosione, la bolla delle carte di credito. Non vi siete rotti i coglioni di vivere costantemente prigionieri di una bolla speculativa? Personalmente non ne posso più…ne sono disgustato. Non crediate che sia finita qui, poichè questo meccanismo perverso per sostentarsi ha bisogno di essere continuamente drogato ed è già in preparazione, come temporanea pezza alle precedenti, una nuova bolla. Questo sistema ha mostrato in maniera lampante di essere giunto al capolinea. I massicci aiuti di stato lo dimostrano ampiamente. Purtroppo però nemmeno l’immissione di liquidità e le cospicue sovvenzioni governative basteranno a riequilibrare la situazione critica nella quale siamo precipitati. L’unica maniera che questo libero mercato ha per rimanere a galla e rilanciare l’economia è di gonfiare nuovi bubboni finanziari per potervi pompare i vecchi liquami tossici, prodotto della “grande abbuffata” appena conclusasi, assieme alle ulteriori aberrazioni e mostruosità, che andranno ad ingrossare il cumulo di spazzatura putrescente. Tutto questo, nei progetti malati di coloro che giostrano codeste diaboliche manovre, ad oltranza…fino a quando l’ecosistema economico, giunto a inevitabile saturazione, non sarà più in grado di assorbire.

In definitiva si sta applicando all’economia la stessa logica suicida attuata nei confronti del pianeta e dell’ambiente: produrre rifiuti senza uno straccio di piano per il loro smaltimento, riversandoli ovunque incuranti delle conseguenze.

Il capitalismo ha via via trasformato l’essere umano in arido consumatore e, così facendo, l’ha reso complice di ogni nefandezza ed ogni crimine perpetrato nei confronti dei propri simili e dell’intero pianeta Terra…l’ha mutato in vacca da latte, buona solo per essere munta fino all’ultima goccia di latte, per poi essere abbattuta e macellata una volta divenuta improduttiva e sacrificabile.

Abbiamo voluto tutto e subito, avvelenati da falsi miti e insaziabili “bisogni” superflui…per questo siamo colpevoli e non migliori di coloro che più di altri hanno tratto profitto da questa corsa sfrenata verso il baratro. Un pensiero mi ferisce più di tutti, ovvero la consapevolezza che i nostri figli dovranno fare i conti con le nostre scelte scellerate, con il frutto della nostra incoscienza ed avidità, convivendo con le nostre colpe e i nostri errori, con la lordura rigurgitata in decenni spesi a divorare e trangugiare famelicamente.

Credo sia giunto il momento di ammettere che questo modello sociale ed economico è un modello sbagliato e fallimentare. E’ tempo di porre fine a questa spirale mortifera, rimettendo al centro l’individuo, i suoi diritti, i suoi doveri, la propria dignità…perchè si possa cessare di essere insulsi parassiti voraci, destinati all’oblio, e dare vita ad un nuovo sistema, più umano, più giusto, più lungimirante e capace di assicurare un futuro a tutti noi ed alle generazioni che verranno.

Viene prima l’Industria o il Pianeta?

L’Unione Europea mette in pista un nuovo “pacchetto clima” e la Presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia inorridisce e sbotta…perchè così facendo “si uccide l’industria europea e quella italiana prima delle altre”…sollecita il Governo Italiano affinché prenda una posizione netta, eventualmente anche con un veto, poichè “qui ci giochiamo il futuro”.

Esattamente, cara Emma…qui ci giochiamo il futuro…non solamente dell’industria europea, delle sue acciaierie, ma di tutto il globo terracqueo e di coloro che lo popolano. Lei si preoccupa per l’impennata delle delocalizzazioni? Mi chiedo perchè non ci si sia occupati prima di questo potenziale rischio, evitando di legarci prematuramente mani e piedi a Cina ed India ed agli altri “paesi emergenti”, dove evidentemente sussistono molte meno remore in fatto di diritti e ambiente. Probabilmente sarebbe stato più saggio, quando ancora il coltello dalla parte del manico, per usare un’espressione forte, lo avevano le “grandi potenze industriali occidentali”, imporre a quei paesi un livello standard minimo sui temi fondamentali che oggi si trovano sul tavolo, ricoperti da un consistente strato di polvere. Sicuramente a quei tempi, quando Cina e India arrancavano ai margini del “mondo ricco” agognando d’entrarvi, sarebbe stato relativamente semplice condizionarne le scelte, ma ciò che solleticò la voracità dei capitali nostrani fu proprio la loro condizione da Far West unitamente alla totale assenza di regole e tutele. Nevvero Presidentessa?. Ai bei tempi che furono, i pionieri della Globalizzazione, i padri fondatori del WTO se ne sbatteva allegramente di tutto e non guardavano in faccia a nessuno pur di poter produrre profitto. Oggi è tardi per alzare la voce…il latte è versato, i buoi sono scappati dal recinto e le regole, imparata egregiamente la lezione, le dettano le potenze economiche emergenti.

Gradirei poi farle presente che, accanto allo scellerato attacco “ecoterroristico” dell’UE, pure l’esaurimento delle risorse e l’inevitabile devastazione climatica ed ambientale uccideranno, senza nessuna pietà per lei e fregandosene bellamente del veto italiano, l’industria europea. Glielo dico poichè, temendo che a lei sia caro più di ogni altra cosa ed al di sopra di tutto il destino delle sue fabbrichette e di quelle degli amichetti e compari di scorribande, magari converebbe che riflettesse, per il bene degli amati stabilimenti,  su problematiche cruciali come quelle ambientali con un grado di lungimiranza leggermente superiore.

A me, che invece sta molto più a cuore il destino dell’unico pianeta, dell’unico posto nell’Universo, dell’unica casa che abbiamo, cresce una potente incazzatura nei suoi confronti, Emma, e nei confronti di tutti i miopi imprenditori, industriali, magnati, banchieri e politicanti da quattro soldi che non riescono a vedere oltre il bilancio dell’anno in corso. Non sopporto più le vostre pidocchiose preoccupazioni ed i vostri miseri turbamenti da taccagni, da avidi sfruttatori. Aprite gli occhi…svegliatevi…assumetevi le vostre responsabilità e trovate il coraggio di guardare oltre ed in modo differente, di modificare le prospettive, di imboccare una nuova via rivoluzionaria, affinché possa nascere una rinnovata speranza per il domani.